lunedì 1 luglio 2024

Huna, la saggezza hawaiana

 

Huna, la saggezza hawaiana

Una via al Sé

27 FEBBRAIO 2024, 
Hula hawaiana e i principi dell'Huna. Non esistono limiti. La separazione è un’illusione, non ci sono confini tra noi e gli altri, tra noi e il nostro corpo, tra noi e Dio
Hula hawaiana e i principi dell'Huna. Non esistono limiti. La separazione è un’illusione, non ci sono confini tra noi e gli altri, tra noi e il nostro corpo, tra noi e Dio

Una religione scientifica antichissima è l’Huna, religione perché ispira l’uomo al raggiungimento della perfezione spirituale e scientifica poiché si occupa della realtà fisica del ‘qui e ora’ e utilizza delle tecniche che producono effetti ripetibili sia sulle persone che sull’ambiente. Sembrerebbe un ossimoro accostare i termini religione e scientifica ma non lo è affatto in questo caso.

Le origini dell’Huna si perdono nella notte dei tempi, al tempo di Mu e di Atlantide ma le prime tracce storiche risalgono all’antico Egitto.

Secondo i Kahuna, nei millenni prima di Cristo, un gruppo di iniziati crearono un linguaggio artificiale e segreto che avrebbe permesso di tramandare la sapienza Huna di generazione in generazione.

Lo studioso di psicologia e teosofo Max Freedom Long (1890-1971) rivelò per primo il codice Huna all’Occidente. Long soggiornò in Polinesia e fu affascinato dai poteri dei Kahuna, sciamani e uomini di medicina, assistette a numerose guarigioni ed egli stesso si affidò a loro per alcuni disturbi di cui soffriva, ma non riuscì a carpirne i segreti durante il suo lungo soggiorno.

Così dopo molti anni di studi, incrociando la sapienza delle tradizioni hawaiane con la psicologia e con l’occultismo, strutturò un sistema scientifico e psico-religioso che chiamò Huna, ka-huna significa “il segreto”. Long fondò l’organizzazione Huna Research Associates e pubblicò parecchi libri che esponevano dettagliatamente i risultati delle sue ricerche.

I principi dell’Huna non soltanto forniscono una spiegazione logica e coerente della psicologia umana, ma producono risultati tangibili quando vengono applicati. Inoltre, tali principi rientrano nella parapsicologia: le facoltà extrasensoriali come la telepatia, la chiaroveggenza e l’influenza della mente sulla materia, appannaggio speciale di poche persone dotate di un talento naturale, possono essere sviluppate da chiunque sia disposto ad accettare e sperimentare l’Huna. Non è necessario credere nell’Huna, ma soltanto essere disposti a sperimentarlo.

L’Huna è un sistema aperto, non è esclusivo e non richiede di abbandonare altre credenze, fedi e modi di pensare.

I principi fondamentali

L’idea fondamentale nella filosofia Huna è che ciascuno di noi crea la propria personale esperienza della realtà, attraverso le proprie convinzioni e interpretazioni, azioni e reazioni, pensieri e sensazioni. Non che la nostra realtà sia stata creata per noi come risultato di queste espressioni personali: noi siamo creatori o co-creatori dell’universo stesso e l’Huna insegna a farlo in modo consapevole.

Nell’Huna, Dio e l’Universo (cioè tutto ciò che è, era o sarà) sono la stessa cosa, il nome hawaiano di questa presenza eterna e infinita è Kumulipo, “fonte della vita o grande Mistero”.

I Principi insegnati e praticati dall’Order of Huna International sono:

  1. Il mondo è quello che noi pensiamo che sia. È il principio basilare dell’Huna e significa che siamo noi a creare la nostra personale esperienza della realtà attraverso le nostre convinzioni, aspettative, atteggiamenti, desideri, paure, giudizi, sensazioni, pensieri e azioni abituali. Questo principio contiene anche il concetto che modificando il nostro modo di pensare possiamo cambiare il nostro mondo.
  2. Non esistono limiti. La separazione è un’illusione, non ci sono confini tra noi e gli altri, tra noi e il nostro corpo, tra noi e Dio. Esiste un potenziale illimitato alla nostra creatività: possiamo creare, in una forma o in un’altra, qualsiasi cosa siamo in grado di concepire.
  3. L’energia scorre dove si concentra l’attenzione. L’attenzione concentrata è il canale che trasmette l’energia biologica e anche quella cosmica. I pensieri e i sentimenti sui quali ci soffermiamo, in piena consapevolezza o meno, formano lo schema che porta nella nostra vita l’esperienza più simile a quegli stessi pensieri e sentimenti.
  4. Il presente è il momento del potere. Nel momento presente abbiamo il potere di cambiare le credenze limitanti, non siamo legati da alcuna esperienza del passato, né da alcuna percezione del futuro. Il potere è dentro di noi e siamo liberi se ne siamo consapevoli.
  5. Amare significa essere felici insieme. L’universo e gli esseri umani esistono grazie all’amore che comporta la creazione della felicità, l’amore è l’unica etica necessaria nell’Huna.
  6. Ogni potere deriva dall’interno. Il potere di Dio o dell’Universo, agisce attraverso di noi nella nostra vita. Noi siamo il canale attivo di questo potere e le nostre scelte e decisioni lo dirigono. Nessun’altra persona può avere potere su di noi o sul nostro destino, a meno che noi non glielo permettiamo.
  7. L’efficacia è la misura della verità. Nell’universo infinito, postulato dall’Huna, non può esistere una verità assoluta, ma ci deve essere una verità effettiva a ciascun livello di coscienza individuale. Tutti i sistemi sono arbitrari, perciò sentitevi liberi di usare quello che funziona meglio.

Tutte le tecniche impiegate nell’Huna nascono dall’applicazione di questi principi, conoscendo i principi possiamo comprendere la vera natura di tutte le tecniche e anche crearne di personali.

Secondo la filosofia Huna, ciascuno di noi ha tre sé: un sé subconscio, un sé conscio e un sé superconscio: tre aspetti di un’unità con funzioni separate che, se interconnesse e integrate come un team, permettono una vita soddisfacente e sana. Se, al contrario, si viene a creare un conflitto tra i tre sé ne derivano malattie sia fisiche che mentali, oltre che problematiche sociali.

Nella concezione Huna il supercosciente richiama il Sé Cristico, o la Natura del Buddha dell’individuo, il Dio interiore.

Oltre ai tre sé e al corpo fisico, ogni individuo consta di altre due componenti: un corpo aka e il mana.

In hawaiano aka è assimilabile al corpo eterico composto dalla sostanza universale di cui è composto l’universo fisico, è un campo quasi-fisico che ci circonda e compenetra il corpo fisico; il mana è la forza, l’energia che sostiene la vita.

Immaginate un astronauta sulla Luna: la tuta spaziale è il corpo fisico, senza l’uomo che ci sta dentro è morta, senza vita. Il corpo fisico dell’astronauta è la mente subconscia che muove le gambe, le braccia in modo più o meno automatico. La mente dell’astronauta è la mente cosciente che dirige e motiva l’intero essere fisico. L’aka è l’aria che circola nella tuta, sia all’interno che all’esterno. Infine, il mana è la batteria di alimentazione sulla schiena della tuta, ne permette il funzionamento e il collegamento con la base sulla Terra che è il supercosciente. La base offre incoraggiamento, supporto e consigli ma non interviene mai direttamente, a meno che non le venga richiesto o quando c’è il pericolo che la missione fallisca.

Esplorare il mondo Huna è incontrare se stessi, è come contemplare un prisma, se vi ho incuriosito almeno un po' potrete soddisfare la vostra curiosità approfondendone i contenuti.

Tra le svariate pratiche Huna mi soffermerò sulla tecnica della meditazione.

La pratica di meditazione attiva e passiva

La meditazione è uno dei metodi più antichi e più diffusi nel mondo che permette agli esseri umani di modificare le condizioni della mente, del corpo ed esplorare le dimensioni oltre il sé. Vi è però molta confusione sulla meditazione a causa principalmente di due scuole di pensiero contrapposte: le discipline come lo Yoga e lo Zen enfatizzano la meditazione ‘passiva’ in cui i pensieri vengono spazzati via dalla mente per giungere al samadhi, una gioiosa unione con l’Infinito o Mente Cosmica. Mentre le religioni giudaico-cristiane, gli occultisti, i trainer delle tecniche di controllo della mente prediligono la meditazione ‘attiva’; la mente viene riempita attivamente delle qualità e degli eventi specifici che si vogliono manifestare.

Nella pratica Huna vengono utilizzate entrambe, la meditazione passiva è chiamata nalu mentre quella attiva è detta no’ono’o.

Il procedimento è articolato in 4 fasi:

  1. Consapevolezza, ike, cioè dirigere l’attenzione verso l’oggetto della meditazione.
  2. Rilascio o eliminazione, kala, di tutto ciò che distrae dall’oggetto della meditazione, come dubbi o tensioni.
  3. Attenzione intensa, o concentrazione, makia.
  4. La concentrazione continua unita al sentimento, manawa, fino al raggiungimento dello scopo della meditazione – questa fase comprende la trasmissione e/o la ricezione di energia.

Vibrazione di luce: un esempio di pratica di respirazione e visualizzazione

La posizione fisica da assumere nella meditazione è stare abbastanza comodi da non essere distratti dalle sensazioni del corpo. Eseguire una tecnica di rilassamento costituisce una preparazione alla meditazione. Una tecnica di respirazione è la seguente.

Fate semplicemente quattro respirazioni profonde e lente per ossigenare il sangue e accrescere l’attenzione, poi mantenete l’attenzione sul flusso naturale della respirazione finché vi sentite comodi e rilassati.

Visualizzare un’immagine o un suono o ancora un movimento e quindi centrare la consapevolezza in questo modo:

  • immaginate un punto di luce all’interno di voi stessi, all’altezza dell’ombelico, che sia il vostro contatto con una fonte di energia, potenza e amore illimitati;
  • immaginate questa luce che vibra a una frequenza molto alta, irradiando lentamente verso l’esterno in tutte le direzioni attraverso il vostro corpo, finché non siete circondati da ogni lato da un campo di luce vibrante;
  • immaginate che ogni volta che inspirate si irradi ancora più luce e che ogni volta che espirate la luce attorno a voi diventi più intensa e vibri più forte;
  • mantenete la consapevolezza su questa luce che vi circonda, per tutto il tempo che vi risulta possibile o pratico.

Si tratta di una tecnica che si può praticare in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, con gli occhi aperti o chiusi.

Nell’Huna lo spirito, la mente e il corpo sono tutti collegati in un sistema coerente.

L’essenza della filosofia Huna è racchiusa in queste affermazioni:

Benedici il presente.
Abbi fiducia in te stesso.
Aspettati il meglio.

L'alchimia del fegato: un viaggio tra materia e spirito

 

L'alchimia del fegato: un viaggio tra materia e spirito

Il significato simbolico del fegato nell'antica storia di Prometeo, i suoi legami con la visione spirituale e la trasformazione interiore

27 MARZO 2024, 
Rubens, "Prometeo incatenato". Nella leggenda, il fegato di Prometeo diviene l'epicentro di una punizione divina, simbolo della lotta tra il potere e l'impulso creativo umano
Rubens, "Prometeo incatenato". Nella leggenda, il fegato di Prometeo diviene l'epicentro di una punizione divina, simbolo della lotta tra il potere e l'impulso creativo umano

La ribellione di Prometeo verso l’autorità di Zeus è stata oggetto di un precedente articolo, qui desidero esplorare il significato dell’organo umano racchiuso nel racconto: il fegato.

È noto che l’astuto Prometeo, rubando il fuoco agli dei e donandolo agli uomini, scatenò l’ira di Zeus che lo punì facendolo incatenare nudo a una roccia in compagnia dell’aquila Aithon alla quale diede l’orribile compito di squarciargli il petto ogni giorno e di divorarne il fegato che, sistematicamente, ricresceva nella notte.

Tale supplizio ebbe fine quando Eracle, scoccando una freccia, uccise l’aquila, dopo ben 13 generazioni. E non è un caso che Eracle giunga ad uccidere l’aquila dopo 13 generazioni poiché esse sono necessarie affinché l’Uno, origine di tutte le cose, si unisca al 3 che rappresenta la completezza e la perfezione, formando così il 13 l’Alchimista, colui che compie la Grande Opera ovvero la trasformazione del piombo, ciò che è negativo, in oro, ciò che è positivo nell'uomo, per fargli riscoprire la sua vera natura, simboleggiata dalla pietra filosofale.

Prometeo con il suo atto, il dono del fuoco, apre gli occhi dell’uomo alla visione spirituale, il fuoco è esso stesso lo Spirito che discende nella materia e offre all’umanità la possibilità dell’evoluzione spirituale. Zeus rappresenta il potere supremo che in un certo senso condanna l’impulso creativo.

Simbolicamente la roccia rappresenta la stabile condizione dell’umanità, ancorata alla materialità, ma cosa rappresenta l’aquila e soprattutto il fegato? Il fegato, dal greco ἧπαρ, -ατος = epar, epatos (epatico), è la ghiandola più grande del corpo, inizia la sua crescita già nell’embrione e si sviluppa per circa quindici anni. La sua funzione è importantissima poiché, oltre a essere fonte di energia per l’organismo, dapprima metabolizza le sostanze tossiche e poi le elimina, senza dimenticare che produce la bile essenziale ai processi digestivi.

È importante sottolineare che il termine ‘fegato’ deriva anche dal latino ficatum, aggettivo collegato ai fichi -iecur ficatum e alla pratica di ingrassare il fegato d’oca con i fichi.

Questo organo è uno dei più resistenti del corpo umano, è versatile nelle sue funzioni, ha la capacità di rigenerarsi ed è collegato anche agli occhi che si nutrono del sangue epatico.

Sappiamo che la vista è il senso deputato alla percezione degli stimoli luminosi che, attraverso l’occhio, vengono trasmessi ai centri nervosi e tramutati in immagini.

L’occhio è l’archetipo della riflessione, guarda e si rispecchia, crea una corrispondenza tra sé e il mondo. Quando l’individuo è in equilibrio può avere una visione chiara della sua vita e coraggiosamente affrontare i cambiamenti necessari alla risoluzione delle situazioni problematiche che troverà lungo il cammino esistenziale.

Di contro, se lo stato emotivo prevalente è la rabbia, la frustrazione, vi è una perdita di forza, di energia, dovuta a un eccesso di fuoco con le conseguenti sintomatologie; palpitazioni, insonnia, isolamento, chiusura in se stessi. La soluzione è quindi disintossicarsi dalle tossine emozionali, assumersi la responsabilità del proprio stato emozionale e accettare il cambiamento. Chi rinuncia a se stesso, rinuncia alla realizzazione della propria natura che deve trascendere la vita puramente vegetativa per giungere alle vette della coscienza e dello spirito.

Esotericamente l’occhio onnisciente è collegato al fegato che custodisce l’anima spirituale, è il celebre occhio di Horus, simbolo del sole, di potere, salute e prosperità.

L’occhio destro di Horus simboleggia la chiara visione spirituale, è l’occhio della misericordia, mentre l’occhio sinistro rappresenta l’ira di Horus combattente, è la colonna della giustizia e della forza.

In sostanza il fegato è come un laboratorio dove vengono modificate e poi espulse le sostanze tossiche come i veleni e i farmaci, vengono metabolizzati gli aminoacidi e sintetizzate le proteine, producendo così l’energia vitale. Ed è proprio la sintesi delle proteine che ha un valore simbolico poiché rappresenta l’evoluzione data dalla sintesi della molteplicità del micro e del macrocosmo in una unità.

Ciò che fa ammalare il fegato sono gli eccessi, di cibo, di alcool, di grassi, che causano uno squilibrio, una difficoltà nella elaborazione delle sostanze che entrano nel corpo. Ma le tossine non sono solo sostanze fisiche ma anche quei pensieri ed emozioni che provocano una disarmonia: rabbia, ira, invidia, rancore, frustrazione, se persistenti e non elaborate alla lunga producono malattie del fegato. Lo stress psichico attacca fortemente il fegato e disequilibra lo scorrere dell’energia.

Espressioni come ‘rodersi il fegato dalla rabbia’, ‘ci vuole fegato’, ‘accecato dalla rabbia’, si riferiscono proprio alle funzioni simboliche di questo organo.

Il fegato è inoltre collegato al terzo chakra Manipura, sito nel plesso solare, simboleggiato dal loto dell’armonia e connesso all’elemento fuoco.

Il plesso solare rappresenta l’apparato digerente che controlla l’azione dei 3 organi cavi, stomaco, intestino e cistifellea, e dei 2 organi pieni, fegato e pancreas. Questi organi permettono l’assimilazione del cibo che dall’esterno entra nel corpo e giunge nello stomaco, l’atanor dove il cibo viene ‘bruciato’ dal fuoco chimico degli acidi che lo atomizzano trasformandolo e assimilandolo, divenendo così parte dell’organismo stesso, una vera operazione alchemica!

Vi è quindi una corrispondenza tra la funzione fisiologica del fegato e quella spirituale; i processi digestivi, metabolici e immunitari sono paralleli a quelli spirituali poiché il fegato lavora con le sensazioni profonde dell’essere umano connesse al Sé superiore che è la sede delle emozioni.

Così come il fegato disgrega e assimila le sostanze, così la psiche trasforma gli istinti primordiali in immagini che la coscienza assimila e amplifica.

L’archetipo del fegato consta sia della forma fisica che di quella sottile, psichica e spirituale, la sua funzione è di trasformare la materia grezza ovvero gli istinti in materia sottile, evoluta. L’essere umano ha, quindi, la capacità di recuperare dentro di sé la visione simbolica che, dinanzi alla frammentarietà dell’io, permette l’integrazione delle parti verso una totalità che è l’essenza dell’archetipo. Metaforicamente l’aquila (la coscienza) divora il fegato (la forza vitale dell’anima), di esistenza in esistenza, in un ciclo continuo di dissoluzione, reintegrazione e assimilazione totale.

In questa ottica si può anche comprendere l’arte divinatoria etrusca dell’aruspicina, cioè la divinazione dal fegato dell’animale sacrificato, basata anch’essa sulla stretta relazione tra micro e macro cosmo. Prometeo rappresenta quindi il coraggio, l’agire con il cuore, che permette di trascendere gli impulsi inferiori verso l’evoluzione spirituale.

Il fegato è in un certo senso il sole energetico dell’uomo che è di fronte a una scelta: o obbedire al cuore e quindi operare la pace dentro e fuori di sé, oppure piegarsi all’Ego, alle passioni istintuali e sessuali, alla pura materialità.

In conclusione, il fegato è come una medaglia, da un lato è l’organo della collera, delle pulsioni istintuali e sessuali, della materialità, dall’altro è l’organo del coraggio, essenziale per sublimare il desiderio in amore per la vita spirituale.

L'uomo non è sminuito dall'avere una parte mortale, ma questa mortalità accresce la sua possibilità e la sua potenza. Le sue doppie funzioni gli sono possibili per la sua doppia natura: egli è costituito in modo da abbracciare ad un tempo il terrestre e il divino. Anzi non temiamo di affermare la verità. L'uomo vero è al di sopra degli Dei celesti o per lo meno uguale a loro. Poiché nessun dio lascia la sua sfera per venire sulla terra, mentre l'uomo sale in cielo e lo misura. Onde osiamo affermare che l'uomo è un dio mortale e che un dio celeste è un uomo immortale.

(Corpus Hermeticum, libro X)

Donne: archetipi e dualità nella società

 

Donne: archetipi e dualità nella società

Un viaggio di conoscenza: la femminilità, i conflitti di genere e l'equilibrio interiore nel mondo moderno

27 APRILE 2024, 
Donna abbracciata dal vento con velo sospeso. Ricerca della verità interiore: esplorando il senso di estraneità nel mondo
Donna abbracciata dal vento con velo sospeso. Ricerca della verità interiore: esplorando il senso di estraneità nel mondo

La sensazione di essere una straniera in questo mondo mi accompagna fin da bambina, come se fossi stata catapultata qui da un’altra dimensione, disorientata, estranea, riluttante agli schemi di pensiero della società o della famiglia e per questo spesso appellata come complicata, ribelle. Questa percezione è comune in moltissime donne e bisogna avere molto coraggio e fiducia in se stesse per liberarsi dalle etichette e affermare la propria concezione della vita.

Non stupisce quindi che per gli uomini la donna sia un essere incomprensibile, misterioso, impenetrabile! Ne sono affascinati ma stentano a comprenderla, possono solamente arrendersi al mistero che nascondono. La dimensione ignota delle donne suscita o ammirazione o paura, ed è proprio quest’ultima che nel Medioevo ha condotto gli inquisitori a bruciarle vive al rogo perché considerate delle streghe, un atto che simboleggia la distruzione dell’essenza sconosciuta e inquietante delle donne per evitare di doversi confrontare con essa.

La straniera è un archetipo, rappresenta colei che ricerca la verità, l’autenticità interiore, la conoscenza del proprio potere spirituale ed è proprio il confronto con questo archetipo che permette alle donne di conoscersi a fondo ed essere una ricchezza portando nel mondo qualcosa di nuovo, che siano modelli di pensiero, comportamenti, idee…

Le donne consapevoli della loro identità ed essenza non si pongono in opposizione all’uomo, come purtroppo è accaduto con il femminismo, un fenomeno che, nella seppur legittima spinta verso la parità di diritti, ha però provocato una sorta di antagonismo, una ‘invidia del pene’ verso il potere dominante degli uomini con il conseguente allontanamento delle donne dal principio femminile.

Questo atteggiamento, dal canto suo, ha reso insicuri gli uomini, che spesso vorrebbero mantenere il ruolo tradizionale della donna come madre e moglie senza conceder loro un cammino indipendente, soprattutto perché in questo modo dovrebbero affrontarlo pure loro, mettendosi in discussione e questo nella maggior parte dei casi finisce per terrorizzarli.

Nascono pertanto conflitti tra ricerca di liberazione interiore femminile e l’istinto maschile di conservazione del proprio ruolo antico, se possibile prevaricante. Da questo si determinano sfide nella coppia invece che perseguire obiettivi di integrazione, equilibrio e armonia.

Ed è quello che è accaduto col movimento femminista, che ha condotto spesso la donna da un lato ad autocommiserarsi, dall’altro ad autocompiacersi e magari ad accentuare la conflittualità con il mondo maschile, come è evidente in questa citazione di Charlotte Witton (politica canadese) femminista:

Le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini per essere giudicate brave la metà. Per fortuna non è difficile.

Piuttosto che disperdere la propria forza vitale in sterili modalità competitive o di dipendenza, la donna dovrebbe innanzitutto essere consapevole delle sue debolezze e del motivo che l’ha condotta a sentirsi schiava e sottomessa all’uomo.

I due principi della creazione sono l’agire e il lasciare che sia e devono interagire armoniosamente affinché il risultato dell’atto creativo sia costruttivo, ogni disequilibrio tra i due principi porta invece un esito distruttivo.

Il principio maschile, attivo, è l’azione, il mettere in movimento, l’andare verso, chiama in raccolta le forze creative e le usa per raggiungere un obiettivo, rimuovendo ogni ostacolo.

Il principio femminile è il ‘lasciare che sia’, la ricettività, l’aspettare con fiducia e pazienza che giungano i risultati attraverso il processo di maturazione della creazione, è l’incubazione, la gestazione fondata sulla resa al divino, sulla fede nella benevolenza della vita. Ed è per questa qualità che la donna è l’intermediaria tra le dimensioni, ricordo che un faraone non poteva regnare senza una regina, una donna invece poteva farlo da sola come Cleopatra.

Questi due principi sono presenti sia negli uomini che nelle donne, agiscono nella psiche e vengono espressi entrambi nelle donne e negli uomini consapevoli, sani e realizzati. Ogni distorsione tra i due principi conduce alla disarmonia, al conflitto, alla sofferenza.

Quando i due aspetti del dualismo, apparentemente opposti, si riconciliano procedono verso una sola meta. È scritto nelle Upanishad, testi religiosi e filosofici indiani, che quando un uomo e una donna si amano ognuno riconosce nell’altro il proprio Sè superiore, l’atman, che è unitario ed è così che si realizza la liberazione dalla schiavitù dei sensi.

Così come l’opera alchemica è la realizzazione dell’androgino, frutto della fusione di Adamo ed Eva. La questione è quindi non la ricerca della metà ma intendere l’altro come complemento già integro, laddove uno più uno fa Uno.

Ovviamente tale processo d’integrazione della dualità viene ostacolato dalle forze caotiche che cercano di impedire all’essere umano di liberarsi da questo inferno e la misoginia in questo senso è un atteggiamento ‘tecnico’ che ha proprio questo scopo. La donna completamente purificata dalle scorie della materia è capace di veicolare l’energia divina, di assolvere alla funzione pentecostale, e può essere una vergine o una prostituta.

Il perfetto equilibrio tra i due principi però non può essere frutto di un atto intellettuale ma soltanto dell’atto interiore di amare, di liberare l’altro sesso dalle catene dell’odio, della diffidenza e dell’ostilità.

Il cerchio della vita è un alternarsi dell’entropia, quel caos da cui tutto proviene e dove tutto è possibile, e della sintropia, la forza che mette in ordine, si tratta perciò di coniugare il bilanciamento tra le forze.

Il mondo nuovo si realizzerà quando entrambi i sessi si lasceranno guidare dall’amore che conduce alla verità, creando nella complicità, nella comprensione, nella collaborazione, nel rispetto reciproco.

Ed allora non si sentiranno più degli stranieri in questo mondo ma Uno con esso.

sabato 20 gennaio 2024

Nebbia

 Avvolgi

impalpabile

sfuggente

essenza femminile

puoi sentirti perso

il cuore tambureggia

respiri

come acqua scorri

nei tuoi rigoli e fiumi e torrenti

ed ecco che la vedi

sorride

al suo essere enigma

mai risolto

ti arrendi

e sorridi anche tu

al mistero

come un serpente

divora la sua coda

nell'eterno divenire.

venerdì 29 dicembre 2023

I 4 Elementi e gli Elementali

 

I 4 elementi e gli Elementali

Il respiro della natura intorno a noi

27 DICEMBRE 2023, 
Natura, spirito, materia. Lo Spirito e la materia sono i due poli di una stessa sostanza, necessitano di un mezzo d’unione per lo scambio di energia. Gli Elementali sono i mezzi attraverso cui si esercitano tutti gli sforzi spirituali dell’uomo sulla Natura e nulla può essere fatto senza il loro intervento
Natura, spirito, materia. Lo Spirito e la materia sono i due poli di una stessa sostanza, necessitano di un mezzo d’unione per lo scambio di energia. Gli Elementali sono i mezzi attraverso cui si esercitano tutti gli sforzi spirituali dell’uomo sulla Natura e nulla può essere fatto senza il loro intervento

Non c’è una cosa al mondo, non la minima erba, a cui non sia preposto uno spirito.

Yalqùt Chadàsh (testo cabalistico)

Secondo l’alchimia gli elementi nascono dallo spazio, dall’etere o quintessenza: il lapis philosophorum è il risultato della sintesi di due realtà contrapposte, quali il mercurio, associato all'aspetto passivo dell'etere, e lo zolfo, associato al lato attivo e solare dell'intelletto.

Gli alchimisti considerano l'etere come il composto principale della pietra filosofale, che funge da matrice o materia prima degli altri elementi intesi come precipitazioni di qualità presenti simultaneamente nell’etere.

Per le antiche tradizioni sia orientali che occidentali i primi elementi che appaiono sono fuoco, aria e acqua che, combinati tra loro con percentuali variabili, formano la terra. Il Fuoco e l’Aria vengono chiamati elementi superiori e agiscono sugli elementi inferiori Acqua e Terra per innalzarli, al contempo gli elementi inferiori agiscono su quelli superiori cercando di abbassarli, una dinamica ascensionale e discensionale perenne.

Nel testo sacro hindū Viṣṇu Purāṇa, gli elementi sono così raggruppati: «Il più puro è l’Etere e ha solo una proprietà, il suono. Il successivo è l’Aria che al suono aggiunge il tatto; il successivo è il Fuoco, che al suono e al tatto aggiunge il colore; il successivo è l’Acqua, che ai tre precedenti ne aggiunge un quarto, il gusto; l’ultimo è la Terra, che a tutti i precedenti aggiunge l’odore, risultando quindi in possesso di cinque proprietà».

I 4 elementi sono connessi al corpo umano: la terra alle ossa, allo stomaco e alla milza; l’aria ai polmoni e all’intestino; l’acqua ai liquidi interni; il sangue al fuoco e infine l’etere è connesso al cuore e alle cavità tra gli organi.

Ogni elemento rappresenta un mondo a sé, abitato da enti, da esseri viventi che hanno una coscienza e una struttura gerarchica organizzata con dei compiti specifici, in relazione dinamica al loro interno e insieme formano l’Anima del Mondo.

Nei sistemi filosofici del pitagorismo, del platonismo, e del neoplatonismo, ogni aspetto dell'universo è inteso come un'irradiazione dell'Anima del tutto, vitalizzato da energie e forze celate nell'oscurità della materia.

Durante il periodo rinascimentale, in cui prosperò l'alchimia e la visione magica ed esoterica della natura, Paracelso (1494-1541) scrisse il primo trattato sugli spiriti elementali, responsabili di ogni legge e avvenimento di natura descrivendoli così:

«Questi esseri, benché abbiano apparenza umana, non discendono affatto da Adamo; hanno un'origine del tutto differente da quella degli uomini e da quella degli animali... Però si accoppiano con l'uomo, e da questa unione nascono individui di razza umana. Tutti gli elementi hanno un’anima e sono vivi. Gli abitanti degli elementi sono denominati Saganes (Saganae), cioè elementi. Non sono inferiori agli uomini. Si distinguono dagli uomini per non avere un’anima immortale. Sono i poteri della natura, cioè sono coloro che fanno quello che di solito è attribuito alla Natura. Possiamo chiamarli esseri viventi, ma non sono della stirpe di Adamo. Mangiano e bevono quelle sostanze che nel loro elemento fungono di cibo e bevanda. Sono vestiti, si sposano e si moltiplicano. Essi non possono essere incarcerati, e muoiono come gli animali, che non hanno anima».

Gli elementali, secondo la teosofa e saggista Helena Blavatsky, «dimorano nell'etere e possono maneggiare e dirigere la materia eterica per produrre effetti fisici, con la stessa facilità con cui l'uomo può comprimere dell'aria con un apparecchio pneumatico». Essi, comprimendo la materia sottile o invisibile e modellandola, secondo le forme-pensiero di spiriti superiori, creano la materia grezza, visibile.

Gli elementali sorvegliano la porta d’ingresso all’elemento che vigilano, ogni elementale ha un suo colore, simbolo, punto cardinale d’invocazione e un proprio governante.

Elementali del fuoco: Salamandre, simbolo alchemico della Rubedo o Opera al Rosso, sono le più potenti di tutti gli elementali, vivono nei deserti e nei pressi dei vulcani attivi. Il colore associato è il rosso, il simbolo è il leone e il Sud è il loro punto cardinale d’invocazione. Il loro strumento di comando è la bacchetta o il tridente.

Elementali dell’aria: Silfidi o Elfi, esseri evanescenti ed ingannevoli che vivono in ambienti ventosi come pianure e montagne e si spostano seguendo le correnti d’aria. Colore celeste/giallo, simbolo aquila, punto cardinale Est, strumento di comando il pentacolo.

Elementali dell’acqua: Ondine o Ninfe, spiriti dall’aspetto bellissimo, dallo sguardo e canto ammalianti ma che possono essere spietate con chi distrugge il loro ambiente. Colore azzurro, simbolo acquario, punto cardinale Ovest, strumento di comando coppa di libagioni.

Elementali della terra: Gnomi, piccole creature che vivono nei boschi, nelle grotte e sono grandi conoscitori dei minerali, del regno sotterraneo e delle proprietà delle erbe. Le driadi sono fanciulle bellissime che vivono sugli alberi (solitamente noci o querce). La vita di queste creature è legata all'albero di cui sono custodi e se l'albero muore o viene tagliato, esse seguono la sua sorte e scagliano un'orrenda maledizione o sopravvivono e si vendicano. Colore marrone/verde, simbolo toro, punto cardinale Nord, strumento di comando spada.

Gli spiriti elementari sono presenti e imprigionati dentro la materia. Secondo Rudolf Steiner «Durante tutta la sua vita l'uomo assorbe in sé, dal mondo esterno, spiriti elementari. In quanto si limita a guardare gli oggetti esterni, lascia semplicemente entrare in sé gli spiriti senza mutarli; se cerca invece di elaborare le cose del mondo esterno nel suo spirito, per mezzo di idee, concetti, sentimenti di bellezza e così via, egli salva e libera quegli spiriti elementari».

L’atteggiamento irrispettoso dell’uomo che, in preda ad un delirio di onnipotenza, crede di essere il dominatore del mondo devastando la natura è non solo stupido perché compromette la sua stessa vita in questo pianeta ma anche folle perché non si rende conto degli effetti delle sue azioni, del debito che accumula nei confronti degli elementali. Proprio per il fatto che gli enti hanno una mente collettiva la loro ira si scaglia su tutti gli uomini indifferenziatamente, provocando terremoti, tornadi, eruzioni vulcaniche e tanto altro. Gli animali invece sono legatissimi alle entità sottili che non li perseguitano.

Inoltre, gli elementali gestiscono il processo della morte che avviene con il disfacimento del corpo, con la separazione degli elementi che lo compongono, sono i primi che incontreremo passata la soglia e con i quali dovremo confrontarci.

Nella tradizione ermetica durante l’agonia del morente si pregano gli elementali, così come nel sistema tibetano si pratica una meditazione rivolta agli elementali atta a liberare la coscienza dal corpo e facilitarne il trapasso nell’oltre.

Nella nostra vita quotidiana siamo costantemente in relazione con gli elementi e con gli elementali ed avere un approccio gentile e rispettoso con essi produce un effetto benefico su tutte le sfere della nostra vita.

Ad esempio, quando si mangia sarebbe utile recitare dei mantra degli elementi come ‘Ram Iam Cam’; Ram-fuoco, Iam-aria e Cam-acqua, visualizzando il rosso del fuoco, il verde dell’aria e il blu dell’acqua.

L’atto di accendere una candela richiama e mette in azione i 4 elementi; il corpo di cera rappresenta la terra, la fiamma rappresenta il fuoco, il vapore della cera è l’aria, la cera fusa è l’acqua. Una pratica rituale è quella di pronunciare ‘in fiat lux’ all’accensione della candela, lo spegnimento non dovrebbe avvenire col soffio ma con le dita umide o con un utensile di metallo, accompagnato da un ringraziamento agli spiriti del fuoco.

Lo Spirito e la materia sono i due poli di una stessa sostanza, necessitano di un mezzo d’unione per lo scambio di energia. Gli Elementali sono i mezzi attraverso cui si esercitano tutti gli sforzi spirituali dell’uomo sulla Natura e nulla può essere fatto senza il loro intervento.

giovedì 21 dicembre 2023

MEDITAZIONE EGIZIA DEI 4 ELEMENTI: ARIA, TERRA, FUOCO E ACQUA

 https://www.youtube.com/watch?v=ESL9GF2sofY


LA POSIZIONE DA ASSUMERE PER QUESTA MEDITAZIONE E' QUELLA DA SEDUTI CON LE MANI SULLE GINOCCHIA E SCHIENA DRITTA. FOCALIZZARE L'ATTENZIONE SUL PUNTO TRA LE SOPRACCIGLIA E VISUALIZZARE L'OCCHIO DI HORUS.