lunedì 1 luglio 2024

L'alchimia del fegato: un viaggio tra materia e spirito

 

L'alchimia del fegato: un viaggio tra materia e spirito

Il significato simbolico del fegato nell'antica storia di Prometeo, i suoi legami con la visione spirituale e la trasformazione interiore

27 MARZO 2024, 
Rubens, "Prometeo incatenato". Nella leggenda, il fegato di Prometeo diviene l'epicentro di una punizione divina, simbolo della lotta tra il potere e l'impulso creativo umano
Rubens, "Prometeo incatenato". Nella leggenda, il fegato di Prometeo diviene l'epicentro di una punizione divina, simbolo della lotta tra il potere e l'impulso creativo umano

La ribellione di Prometeo verso l’autorità di Zeus è stata oggetto di un precedente articolo, qui desidero esplorare il significato dell’organo umano racchiuso nel racconto: il fegato.

È noto che l’astuto Prometeo, rubando il fuoco agli dei e donandolo agli uomini, scatenò l’ira di Zeus che lo punì facendolo incatenare nudo a una roccia in compagnia dell’aquila Aithon alla quale diede l’orribile compito di squarciargli il petto ogni giorno e di divorarne il fegato che, sistematicamente, ricresceva nella notte.

Tale supplizio ebbe fine quando Eracle, scoccando una freccia, uccise l’aquila, dopo ben 13 generazioni. E non è un caso che Eracle giunga ad uccidere l’aquila dopo 13 generazioni poiché esse sono necessarie affinché l’Uno, origine di tutte le cose, si unisca al 3 che rappresenta la completezza e la perfezione, formando così il 13 l’Alchimista, colui che compie la Grande Opera ovvero la trasformazione del piombo, ciò che è negativo, in oro, ciò che è positivo nell'uomo, per fargli riscoprire la sua vera natura, simboleggiata dalla pietra filosofale.

Prometeo con il suo atto, il dono del fuoco, apre gli occhi dell’uomo alla visione spirituale, il fuoco è esso stesso lo Spirito che discende nella materia e offre all’umanità la possibilità dell’evoluzione spirituale. Zeus rappresenta il potere supremo che in un certo senso condanna l’impulso creativo.

Simbolicamente la roccia rappresenta la stabile condizione dell’umanità, ancorata alla materialità, ma cosa rappresenta l’aquila e soprattutto il fegato? Il fegato, dal greco ἧπαρ, -ατος = epar, epatos (epatico), è la ghiandola più grande del corpo, inizia la sua crescita già nell’embrione e si sviluppa per circa quindici anni. La sua funzione è importantissima poiché, oltre a essere fonte di energia per l’organismo, dapprima metabolizza le sostanze tossiche e poi le elimina, senza dimenticare che produce la bile essenziale ai processi digestivi.

È importante sottolineare che il termine ‘fegato’ deriva anche dal latino ficatum, aggettivo collegato ai fichi -iecur ficatum e alla pratica di ingrassare il fegato d’oca con i fichi.

Questo organo è uno dei più resistenti del corpo umano, è versatile nelle sue funzioni, ha la capacità di rigenerarsi ed è collegato anche agli occhi che si nutrono del sangue epatico.

Sappiamo che la vista è il senso deputato alla percezione degli stimoli luminosi che, attraverso l’occhio, vengono trasmessi ai centri nervosi e tramutati in immagini.

L’occhio è l’archetipo della riflessione, guarda e si rispecchia, crea una corrispondenza tra sé e il mondo. Quando l’individuo è in equilibrio può avere una visione chiara della sua vita e coraggiosamente affrontare i cambiamenti necessari alla risoluzione delle situazioni problematiche che troverà lungo il cammino esistenziale.

Di contro, se lo stato emotivo prevalente è la rabbia, la frustrazione, vi è una perdita di forza, di energia, dovuta a un eccesso di fuoco con le conseguenti sintomatologie; palpitazioni, insonnia, isolamento, chiusura in se stessi. La soluzione è quindi disintossicarsi dalle tossine emozionali, assumersi la responsabilità del proprio stato emozionale e accettare il cambiamento. Chi rinuncia a se stesso, rinuncia alla realizzazione della propria natura che deve trascendere la vita puramente vegetativa per giungere alle vette della coscienza e dello spirito.

Esotericamente l’occhio onnisciente è collegato al fegato che custodisce l’anima spirituale, è il celebre occhio di Horus, simbolo del sole, di potere, salute e prosperità.

L’occhio destro di Horus simboleggia la chiara visione spirituale, è l’occhio della misericordia, mentre l’occhio sinistro rappresenta l’ira di Horus combattente, è la colonna della giustizia e della forza.

In sostanza il fegato è come un laboratorio dove vengono modificate e poi espulse le sostanze tossiche come i veleni e i farmaci, vengono metabolizzati gli aminoacidi e sintetizzate le proteine, producendo così l’energia vitale. Ed è proprio la sintesi delle proteine che ha un valore simbolico poiché rappresenta l’evoluzione data dalla sintesi della molteplicità del micro e del macrocosmo in una unità.

Ciò che fa ammalare il fegato sono gli eccessi, di cibo, di alcool, di grassi, che causano uno squilibrio, una difficoltà nella elaborazione delle sostanze che entrano nel corpo. Ma le tossine non sono solo sostanze fisiche ma anche quei pensieri ed emozioni che provocano una disarmonia: rabbia, ira, invidia, rancore, frustrazione, se persistenti e non elaborate alla lunga producono malattie del fegato. Lo stress psichico attacca fortemente il fegato e disequilibra lo scorrere dell’energia.

Espressioni come ‘rodersi il fegato dalla rabbia’, ‘ci vuole fegato’, ‘accecato dalla rabbia’, si riferiscono proprio alle funzioni simboliche di questo organo.

Il fegato è inoltre collegato al terzo chakra Manipura, sito nel plesso solare, simboleggiato dal loto dell’armonia e connesso all’elemento fuoco.

Il plesso solare rappresenta l’apparato digerente che controlla l’azione dei 3 organi cavi, stomaco, intestino e cistifellea, e dei 2 organi pieni, fegato e pancreas. Questi organi permettono l’assimilazione del cibo che dall’esterno entra nel corpo e giunge nello stomaco, l’atanor dove il cibo viene ‘bruciato’ dal fuoco chimico degli acidi che lo atomizzano trasformandolo e assimilandolo, divenendo così parte dell’organismo stesso, una vera operazione alchemica!

Vi è quindi una corrispondenza tra la funzione fisiologica del fegato e quella spirituale; i processi digestivi, metabolici e immunitari sono paralleli a quelli spirituali poiché il fegato lavora con le sensazioni profonde dell’essere umano connesse al Sé superiore che è la sede delle emozioni.

Così come il fegato disgrega e assimila le sostanze, così la psiche trasforma gli istinti primordiali in immagini che la coscienza assimila e amplifica.

L’archetipo del fegato consta sia della forma fisica che di quella sottile, psichica e spirituale, la sua funzione è di trasformare la materia grezza ovvero gli istinti in materia sottile, evoluta. L’essere umano ha, quindi, la capacità di recuperare dentro di sé la visione simbolica che, dinanzi alla frammentarietà dell’io, permette l’integrazione delle parti verso una totalità che è l’essenza dell’archetipo. Metaforicamente l’aquila (la coscienza) divora il fegato (la forza vitale dell’anima), di esistenza in esistenza, in un ciclo continuo di dissoluzione, reintegrazione e assimilazione totale.

In questa ottica si può anche comprendere l’arte divinatoria etrusca dell’aruspicina, cioè la divinazione dal fegato dell’animale sacrificato, basata anch’essa sulla stretta relazione tra micro e macro cosmo. Prometeo rappresenta quindi il coraggio, l’agire con il cuore, che permette di trascendere gli impulsi inferiori verso l’evoluzione spirituale.

Il fegato è in un certo senso il sole energetico dell’uomo che è di fronte a una scelta: o obbedire al cuore e quindi operare la pace dentro e fuori di sé, oppure piegarsi all’Ego, alle passioni istintuali e sessuali, alla pura materialità.

In conclusione, il fegato è come una medaglia, da un lato è l’organo della collera, delle pulsioni istintuali e sessuali, della materialità, dall’altro è l’organo del coraggio, essenziale per sublimare il desiderio in amore per la vita spirituale.

L'uomo non è sminuito dall'avere una parte mortale, ma questa mortalità accresce la sua possibilità e la sua potenza. Le sue doppie funzioni gli sono possibili per la sua doppia natura: egli è costituito in modo da abbracciare ad un tempo il terrestre e il divino. Anzi non temiamo di affermare la verità. L'uomo vero è al di sopra degli Dei celesti o per lo meno uguale a loro. Poiché nessun dio lascia la sua sfera per venire sulla terra, mentre l'uomo sale in cielo e lo misura. Onde osiamo affermare che l'uomo è un dio mortale e che un dio celeste è un uomo immortale.

(Corpus Hermeticum, libro X)

Donne: archetipi e dualità nella società

 

Donne: archetipi e dualità nella società

Un viaggio di conoscenza: la femminilità, i conflitti di genere e l'equilibrio interiore nel mondo moderno

27 APRILE 2024, 
Donna abbracciata dal vento con velo sospeso. Ricerca della verità interiore: esplorando il senso di estraneità nel mondo
Donna abbracciata dal vento con velo sospeso. Ricerca della verità interiore: esplorando il senso di estraneità nel mondo

La sensazione di essere una straniera in questo mondo mi accompagna fin da bambina, come se fossi stata catapultata qui da un’altra dimensione, disorientata, estranea, riluttante agli schemi di pensiero della società o della famiglia e per questo spesso appellata come complicata, ribelle. Questa percezione è comune in moltissime donne e bisogna avere molto coraggio e fiducia in se stesse per liberarsi dalle etichette e affermare la propria concezione della vita.

Non stupisce quindi che per gli uomini la donna sia un essere incomprensibile, misterioso, impenetrabile! Ne sono affascinati ma stentano a comprenderla, possono solamente arrendersi al mistero che nascondono. La dimensione ignota delle donne suscita o ammirazione o paura, ed è proprio quest’ultima che nel Medioevo ha condotto gli inquisitori a bruciarle vive al rogo perché considerate delle streghe, un atto che simboleggia la distruzione dell’essenza sconosciuta e inquietante delle donne per evitare di doversi confrontare con essa.

La straniera è un archetipo, rappresenta colei che ricerca la verità, l’autenticità interiore, la conoscenza del proprio potere spirituale ed è proprio il confronto con questo archetipo che permette alle donne di conoscersi a fondo ed essere una ricchezza portando nel mondo qualcosa di nuovo, che siano modelli di pensiero, comportamenti, idee…

Le donne consapevoli della loro identità ed essenza non si pongono in opposizione all’uomo, come purtroppo è accaduto con il femminismo, un fenomeno che, nella seppur legittima spinta verso la parità di diritti, ha però provocato una sorta di antagonismo, una ‘invidia del pene’ verso il potere dominante degli uomini con il conseguente allontanamento delle donne dal principio femminile.

Questo atteggiamento, dal canto suo, ha reso insicuri gli uomini, che spesso vorrebbero mantenere il ruolo tradizionale della donna come madre e moglie senza conceder loro un cammino indipendente, soprattutto perché in questo modo dovrebbero affrontarlo pure loro, mettendosi in discussione e questo nella maggior parte dei casi finisce per terrorizzarli.

Nascono pertanto conflitti tra ricerca di liberazione interiore femminile e l’istinto maschile di conservazione del proprio ruolo antico, se possibile prevaricante. Da questo si determinano sfide nella coppia invece che perseguire obiettivi di integrazione, equilibrio e armonia.

Ed è quello che è accaduto col movimento femminista, che ha condotto spesso la donna da un lato ad autocommiserarsi, dall’altro ad autocompiacersi e magari ad accentuare la conflittualità con il mondo maschile, come è evidente in questa citazione di Charlotte Witton (politica canadese) femminista:

Le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini per essere giudicate brave la metà. Per fortuna non è difficile.

Piuttosto che disperdere la propria forza vitale in sterili modalità competitive o di dipendenza, la donna dovrebbe innanzitutto essere consapevole delle sue debolezze e del motivo che l’ha condotta a sentirsi schiava e sottomessa all’uomo.

I due principi della creazione sono l’agire e il lasciare che sia e devono interagire armoniosamente affinché il risultato dell’atto creativo sia costruttivo, ogni disequilibrio tra i due principi porta invece un esito distruttivo.

Il principio maschile, attivo, è l’azione, il mettere in movimento, l’andare verso, chiama in raccolta le forze creative e le usa per raggiungere un obiettivo, rimuovendo ogni ostacolo.

Il principio femminile è il ‘lasciare che sia’, la ricettività, l’aspettare con fiducia e pazienza che giungano i risultati attraverso il processo di maturazione della creazione, è l’incubazione, la gestazione fondata sulla resa al divino, sulla fede nella benevolenza della vita. Ed è per questa qualità che la donna è l’intermediaria tra le dimensioni, ricordo che un faraone non poteva regnare senza una regina, una donna invece poteva farlo da sola come Cleopatra.

Questi due principi sono presenti sia negli uomini che nelle donne, agiscono nella psiche e vengono espressi entrambi nelle donne e negli uomini consapevoli, sani e realizzati. Ogni distorsione tra i due principi conduce alla disarmonia, al conflitto, alla sofferenza.

Quando i due aspetti del dualismo, apparentemente opposti, si riconciliano procedono verso una sola meta. È scritto nelle Upanishad, testi religiosi e filosofici indiani, che quando un uomo e una donna si amano ognuno riconosce nell’altro il proprio Sè superiore, l’atman, che è unitario ed è così che si realizza la liberazione dalla schiavitù dei sensi.

Così come l’opera alchemica è la realizzazione dell’androgino, frutto della fusione di Adamo ed Eva. La questione è quindi non la ricerca della metà ma intendere l’altro come complemento già integro, laddove uno più uno fa Uno.

Ovviamente tale processo d’integrazione della dualità viene ostacolato dalle forze caotiche che cercano di impedire all’essere umano di liberarsi da questo inferno e la misoginia in questo senso è un atteggiamento ‘tecnico’ che ha proprio questo scopo. La donna completamente purificata dalle scorie della materia è capace di veicolare l’energia divina, di assolvere alla funzione pentecostale, e può essere una vergine o una prostituta.

Il perfetto equilibrio tra i due principi però non può essere frutto di un atto intellettuale ma soltanto dell’atto interiore di amare, di liberare l’altro sesso dalle catene dell’odio, della diffidenza e dell’ostilità.

Il cerchio della vita è un alternarsi dell’entropia, quel caos da cui tutto proviene e dove tutto è possibile, e della sintropia, la forza che mette in ordine, si tratta perciò di coniugare il bilanciamento tra le forze.

Il mondo nuovo si realizzerà quando entrambi i sessi si lasceranno guidare dall’amore che conduce alla verità, creando nella complicità, nella comprensione, nella collaborazione, nel rispetto reciproco.

Ed allora non si sentiranno più degli stranieri in questo mondo ma Uno con esso.

sabato 20 gennaio 2024

Nebbia

 Avvolgi

impalpabile

sfuggente

essenza femminile

puoi sentirti perso

il cuore tambureggia

respiri

come acqua scorri

nei tuoi rigoli e fiumi e torrenti

ed ecco che la vedi

sorride

al suo essere enigma

mai risolto

ti arrendi

e sorridi anche tu

al mistero

come un serpente

divora la sua coda

nell'eterno divenire.

venerdì 29 dicembre 2023

I 4 Elementi e gli Elementali

 

I 4 elementi e gli Elementali

Il respiro della natura intorno a noi

27 DICEMBRE 2023, 
Natura, spirito, materia. Lo Spirito e la materia sono i due poli di una stessa sostanza, necessitano di un mezzo d’unione per lo scambio di energia. Gli Elementali sono i mezzi attraverso cui si esercitano tutti gli sforzi spirituali dell’uomo sulla Natura e nulla può essere fatto senza il loro intervento
Natura, spirito, materia. Lo Spirito e la materia sono i due poli di una stessa sostanza, necessitano di un mezzo d’unione per lo scambio di energia. Gli Elementali sono i mezzi attraverso cui si esercitano tutti gli sforzi spirituali dell’uomo sulla Natura e nulla può essere fatto senza il loro intervento

Non c’è una cosa al mondo, non la minima erba, a cui non sia preposto uno spirito.

Yalqùt Chadàsh (testo cabalistico)

Secondo l’alchimia gli elementi nascono dallo spazio, dall’etere o quintessenza: il lapis philosophorum è il risultato della sintesi di due realtà contrapposte, quali il mercurio, associato all'aspetto passivo dell'etere, e lo zolfo, associato al lato attivo e solare dell'intelletto.

Gli alchimisti considerano l'etere come il composto principale della pietra filosofale, che funge da matrice o materia prima degli altri elementi intesi come precipitazioni di qualità presenti simultaneamente nell’etere.

Per le antiche tradizioni sia orientali che occidentali i primi elementi che appaiono sono fuoco, aria e acqua che, combinati tra loro con percentuali variabili, formano la terra. Il Fuoco e l’Aria vengono chiamati elementi superiori e agiscono sugli elementi inferiori Acqua e Terra per innalzarli, al contempo gli elementi inferiori agiscono su quelli superiori cercando di abbassarli, una dinamica ascensionale e discensionale perenne.

Nel testo sacro hindū Viṣṇu Purāṇa, gli elementi sono così raggruppati: «Il più puro è l’Etere e ha solo una proprietà, il suono. Il successivo è l’Aria che al suono aggiunge il tatto; il successivo è il Fuoco, che al suono e al tatto aggiunge il colore; il successivo è l’Acqua, che ai tre precedenti ne aggiunge un quarto, il gusto; l’ultimo è la Terra, che a tutti i precedenti aggiunge l’odore, risultando quindi in possesso di cinque proprietà».

I 4 elementi sono connessi al corpo umano: la terra alle ossa, allo stomaco e alla milza; l’aria ai polmoni e all’intestino; l’acqua ai liquidi interni; il sangue al fuoco e infine l’etere è connesso al cuore e alle cavità tra gli organi.

Ogni elemento rappresenta un mondo a sé, abitato da enti, da esseri viventi che hanno una coscienza e una struttura gerarchica organizzata con dei compiti specifici, in relazione dinamica al loro interno e insieme formano l’Anima del Mondo.

Nei sistemi filosofici del pitagorismo, del platonismo, e del neoplatonismo, ogni aspetto dell'universo è inteso come un'irradiazione dell'Anima del tutto, vitalizzato da energie e forze celate nell'oscurità della materia.

Durante il periodo rinascimentale, in cui prosperò l'alchimia e la visione magica ed esoterica della natura, Paracelso (1494-1541) scrisse il primo trattato sugli spiriti elementali, responsabili di ogni legge e avvenimento di natura descrivendoli così:

«Questi esseri, benché abbiano apparenza umana, non discendono affatto da Adamo; hanno un'origine del tutto differente da quella degli uomini e da quella degli animali... Però si accoppiano con l'uomo, e da questa unione nascono individui di razza umana. Tutti gli elementi hanno un’anima e sono vivi. Gli abitanti degli elementi sono denominati Saganes (Saganae), cioè elementi. Non sono inferiori agli uomini. Si distinguono dagli uomini per non avere un’anima immortale. Sono i poteri della natura, cioè sono coloro che fanno quello che di solito è attribuito alla Natura. Possiamo chiamarli esseri viventi, ma non sono della stirpe di Adamo. Mangiano e bevono quelle sostanze che nel loro elemento fungono di cibo e bevanda. Sono vestiti, si sposano e si moltiplicano. Essi non possono essere incarcerati, e muoiono come gli animali, che non hanno anima».

Gli elementali, secondo la teosofa e saggista Helena Blavatsky, «dimorano nell'etere e possono maneggiare e dirigere la materia eterica per produrre effetti fisici, con la stessa facilità con cui l'uomo può comprimere dell'aria con un apparecchio pneumatico». Essi, comprimendo la materia sottile o invisibile e modellandola, secondo le forme-pensiero di spiriti superiori, creano la materia grezza, visibile.

Gli elementali sorvegliano la porta d’ingresso all’elemento che vigilano, ogni elementale ha un suo colore, simbolo, punto cardinale d’invocazione e un proprio governante.

Elementali del fuoco: Salamandre, simbolo alchemico della Rubedo o Opera al Rosso, sono le più potenti di tutti gli elementali, vivono nei deserti e nei pressi dei vulcani attivi. Il colore associato è il rosso, il simbolo è il leone e il Sud è il loro punto cardinale d’invocazione. Il loro strumento di comando è la bacchetta o il tridente.

Elementali dell’aria: Silfidi o Elfi, esseri evanescenti ed ingannevoli che vivono in ambienti ventosi come pianure e montagne e si spostano seguendo le correnti d’aria. Colore celeste/giallo, simbolo aquila, punto cardinale Est, strumento di comando il pentacolo.

Elementali dell’acqua: Ondine o Ninfe, spiriti dall’aspetto bellissimo, dallo sguardo e canto ammalianti ma che possono essere spietate con chi distrugge il loro ambiente. Colore azzurro, simbolo acquario, punto cardinale Ovest, strumento di comando coppa di libagioni.

Elementali della terra: Gnomi, piccole creature che vivono nei boschi, nelle grotte e sono grandi conoscitori dei minerali, del regno sotterraneo e delle proprietà delle erbe. Le driadi sono fanciulle bellissime che vivono sugli alberi (solitamente noci o querce). La vita di queste creature è legata all'albero di cui sono custodi e se l'albero muore o viene tagliato, esse seguono la sua sorte e scagliano un'orrenda maledizione o sopravvivono e si vendicano. Colore marrone/verde, simbolo toro, punto cardinale Nord, strumento di comando spada.

Gli spiriti elementari sono presenti e imprigionati dentro la materia. Secondo Rudolf Steiner «Durante tutta la sua vita l'uomo assorbe in sé, dal mondo esterno, spiriti elementari. In quanto si limita a guardare gli oggetti esterni, lascia semplicemente entrare in sé gli spiriti senza mutarli; se cerca invece di elaborare le cose del mondo esterno nel suo spirito, per mezzo di idee, concetti, sentimenti di bellezza e così via, egli salva e libera quegli spiriti elementari».

L’atteggiamento irrispettoso dell’uomo che, in preda ad un delirio di onnipotenza, crede di essere il dominatore del mondo devastando la natura è non solo stupido perché compromette la sua stessa vita in questo pianeta ma anche folle perché non si rende conto degli effetti delle sue azioni, del debito che accumula nei confronti degli elementali. Proprio per il fatto che gli enti hanno una mente collettiva la loro ira si scaglia su tutti gli uomini indifferenziatamente, provocando terremoti, tornadi, eruzioni vulcaniche e tanto altro. Gli animali invece sono legatissimi alle entità sottili che non li perseguitano.

Inoltre, gli elementali gestiscono il processo della morte che avviene con il disfacimento del corpo, con la separazione degli elementi che lo compongono, sono i primi che incontreremo passata la soglia e con i quali dovremo confrontarci.

Nella tradizione ermetica durante l’agonia del morente si pregano gli elementali, così come nel sistema tibetano si pratica una meditazione rivolta agli elementali atta a liberare la coscienza dal corpo e facilitarne il trapasso nell’oltre.

Nella nostra vita quotidiana siamo costantemente in relazione con gli elementi e con gli elementali ed avere un approccio gentile e rispettoso con essi produce un effetto benefico su tutte le sfere della nostra vita.

Ad esempio, quando si mangia sarebbe utile recitare dei mantra degli elementi come ‘Ram Iam Cam’; Ram-fuoco, Iam-aria e Cam-acqua, visualizzando il rosso del fuoco, il verde dell’aria e il blu dell’acqua.

L’atto di accendere una candela richiama e mette in azione i 4 elementi; il corpo di cera rappresenta la terra, la fiamma rappresenta il fuoco, il vapore della cera è l’aria, la cera fusa è l’acqua. Una pratica rituale è quella di pronunciare ‘in fiat lux’ all’accensione della candela, lo spegnimento non dovrebbe avvenire col soffio ma con le dita umide o con un utensile di metallo, accompagnato da un ringraziamento agli spiriti del fuoco.

Lo Spirito e la materia sono i due poli di una stessa sostanza, necessitano di un mezzo d’unione per lo scambio di energia. Gli Elementali sono i mezzi attraverso cui si esercitano tutti gli sforzi spirituali dell’uomo sulla Natura e nulla può essere fatto senza il loro intervento.

giovedì 21 dicembre 2023

MEDITAZIONE EGIZIA DEI 4 ELEMENTI: ARIA, TERRA, FUOCO E ACQUA

 https://www.youtube.com/watch?v=ESL9GF2sofY


LA POSIZIONE DA ASSUMERE PER QUESTA MEDITAZIONE E' QUELLA DA SEDUTI CON LE MANI SULLE GINOCCHIA E SCHIENA DRITTA. FOCALIZZARE L'ATTENZIONE SUL PUNTO TRA LE SOPRACCIGLIA E VISUALIZZARE L'OCCHIO DI HORUS.

venerdì 3 novembre 2023

L'archetipo di Lilith - Lo spirito ribelle

 

L’archetipo di Lilith

Lo spirito ribelle

27 OTTOBRE 2023, 
Lilith simbolo di libertà spirituale. Lilith si ribella al tentativo di sopraffazione di Adam, non vuole sottomettersi perché si considera alla pari, letto in termini simbolici Adam è la materia che cerca di sottomettere ciò che è spirituale in virtù del fatto che ha un corpo, un peso
Lilith simbolo di libertà spirituale. Lilith si ribella al tentativo di sopraffazione di Adam, non vuole sottomettersi perché si considera alla pari, letto in termini simbolici Adam è la materia che cerca di sottomettere ciò che è spirituale in virtù del fatto che ha un corpo, un peso

Prima di affrontare l’archetipo di Lilith ritengo necessario fare una premessa. La psiche è un ente metafisico popolato dagli archetipi, ovvero da immagini simboliche che sintetizzano e trasmettono significati e quindi conoscenza, sono le forme originarie che affollano l’inconscio collettivo degli esseri umani.

Tutti i testi antichi, sumerici, assiro-babilonesi, i testi egizi delle piramidi, i veda indiani, i miti greci, per citarne alcuni, parlano di archetipi della psiche e del confronto tra l’essere umano e il mondo dello spirito. Lo spirito, da spiritus - soffio, respiro -, è la dimensione irrazionale, misteriosa che l’essere umano intuisce presente e viva nella sua interiorità, ne è sia attratto che impaurito, tuttavia sente che il confronto con essa è essenziale come l’atto del respirare. È il numinoso, da numen - spirito -, con il quale l’Ego, inteso come formazione psichica che rafforza la sensazione di individualità, deve fare i conti. Ecco che gli archetipi sono elementi che appartengono al numinoso e vengono personalizzati per facilitarne la conoscenza.

L’Ego è quell’Io che ha consapevolezza di esistere, distinto dagli altri nel mondo, che usa il raziocinio, la logica, è l’identità, ma diventa un ostacolo all’evoluzione dell’uomo se assume il ruolo principale nella relazione con il mondo. La condizione necessaria per comprendere che la realtà è unica e che la separazione tra Io e non/Io è illusoria è proprio la liberazione dall’Io, dalla personalità. Quindi più si rafforza l’Io più si allontana il Sé, ciò che la sapienza induista chiama atman e che ‘è dentro il mio cuore, è più piccolo di un seme di senape e tuttavia più grande dello spazio, del cielo e della Terra’. Si potrebbe dire che l’Ego e il Sé rappresentano il conscio e l’inconscio, entrambi vivono nella psiche.

La cultura occidentale moderna ha rimosso la sapienza antica e i suoi contenuti che sono invece basilari per trascendere la realtà fisica nel percorso esistenziale. Sarebbe necessario, a mio parere, che i testi antichi fossero insegnati a scuola, per offrire ai futuri adulti degli strumenti per relazionarsi con il numinoso, poiché la vera conoscenza deriva da questo perenne confronto. Contrariamente all’uomo antico che era consapevole dell’illusione separativa, che concepiva se stesso come distinto ma non separato dal tutto, dalla natura, l’uomo moderno è essenzialmente ego-riferito, concentrato sulla sua individualità, sull’immagine corporea, sulla materia priva di spirito.

Detto ciò, possiamo ora concentrarci sull’archetipo di Lilith e comprenderlo in profondità, per farlo però è necessario prima esplorare il mito biblico sulla creazione di Adam, l’archetipo fondamentale per comprendere il concetto di dualità.

L’archetipo della dualità

Adam è l’androgino originario, il collettivo umano, che contiene in sé le due energie, maschile e femminile, è il due nell’uno. Adamo ed Eva sono le metà di ciò che prima era uno, parti distinte ma speculari. L’androgino è stato raffigurato come un essere a due teste, a simboleggiare la dualità nell’unità, le due nature che convivono dentro ogni essere umano: la volontà di potenza, l’azione, l’istinto che deve essere contenuto, controllato, rappresentato dall’energia maschile, e la forza di contenimento rappresentata dall’energia femminile che si fa vaso, il principio femminile è infatti simboleggiato nelle culture antiche dalle forme assimilabili al grembo materno, al calderone, alla caverna, all’uovo cosmogonico.

Uno dei simboli dell’equilibrio tra il principio maschile e quello femminile, tra l’azione e il contenimento è lo Scudo di Davide rappresentato da due triangoli, uno con la punta in alto e uno con la punta in basso. Nel Tao cinese il maschile è yang, il femminile yin, avvolti come in un abbraccio. Ma veniamo a Lilith, finalmente.

Chi è Lilith?

La figura di Lilith nasce in Babilonia circa 4000 anni fa, il termine lilith deriva dal sumero-accadico ‘lil-itu o ardat lili’ - signora dell’aria, del vento. Nella religione mesopotamica è il demone femminile associato alla tempesta, alla disgrazia, alla morte. Ma chi è il demone? Il termine dèmone deriva dal greco dáimōn - essere divino -, un essere che funge da intermediario tra il divino e l’umano, il dáimōn infatti indica l’angelo custode, il genio tutelare inteso come una guida. Nella terminologia cristiana invece il demone è una figura intermedia che influisce negativamente sugli esseri umani, viene associato al demonio, l’entità sovrannaturale malvagia, menzognera, distruttrice che si contrappone a Dio.

Nella Genesi è scritto che il sesto giorno Dio, prima di creare l’uomo, creò tre specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie, ma la tradizione ebraica indica anche una quarta specie ovvero i demoni di cui creò l’anima ma non il corpo perché si stava per entrare nel sabato e Dio non poteva più creare nulla; il demone è il senza corpo, l’anima immateriale.

Lilith viene rappresentata nel Rilievo Burney, un altorilievo di terracotta risalente al II millennio a.C. e di probabile fattura paleobabilonese, come una bellissima donna nuda provvista di ali, con i piedi a forma di artiglio e con i capelli raccolti sotto un copricapo sormontato dalle corna. Molti studiosi associano questa rappresentazione ad Inanna, la dea sumera della fecondità, della bellezza e dell’energia erotica, pur tuttavia la presenza delle ali, degli artigli e dei gufi richiama il simbolismo proprio di Lilith. Infatti, nel libro di Isaia, capitolo 34:1-14, è scritto: «Bestie selvatiche si incontreranno con iene, i sàtiri si chiameranno l'un l'altro, là si poserà anche Lilit e vi troverà tranquilla dimora». Lilith, dall’ebraico lilit - laylah - notte -, viene quindi associata agli animali notturni come il gufo e la civetta, sotto i suoi piedi giacciono due leoni e due gufi.

Anche nel Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo, Lilith è raffigurata come una splendida donna, alata e dai lunghi capelli, richiamando perfettamente la descrizione presente nell’Epopea di Gilgamesh, dove Lilith compare quando la divinità babilonese Inanna stava coltivando e curando un salice, l’albero di Huluppu, per farne il suo trono, ma intervennero tre entità che le impedirono di realizzare il suo obiettivo. Una di queste entità era Lilith che viene sconfitta, insieme alle altre due, da Gilgamesh ed esiliata va a vivere nel deserto.

Lilith, Adam ed Eva

Veniamo ora al dilemma in cui è coinvolta Lilith, quello della creazione dell’uomo e della donna nel racconto biblico della Genesi.

Nel capitolo 1:26-28 è scritto: «Poi Dio disse: ‘Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra’. Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: ‘Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra’». Si deduce quindi che Dio li abbia creati insieme, ma poi nel secondo capitolo 2:21-22-24 è scritto: «Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. L’uomo disse: ‘Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo’. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne», indicando così che Dio prima ha creato Adamo, termine che deriva dalla radice della parola ebraica adamà - terra -, e posto nel Gan 'Eden, il Giardino delle delizie. Successivamente, essendosi accorto che la compagnia degli animali non era sufficiente per Adamo, prese una costola dal suo corpo e creò la donna. Ma a quale donna si riferì Adamo quando disse che finalmente quella era la donna giusta? Non certamente a Eva.

Secondo vari studiosi della Bibbia la parola ebraica zelah non significa costola ma metà, il racconto biblico non va inteso letteralmente ma interpretato nel simbolismo che contiene. Nella tradizione ebraica si narra anche che Adam si unì con dei demoni, uno di questi era Lilith con la quale ebbe dei figli, Asmodeo ed altri.

Lo studioso di miti antichi Robert Graves, nel suo libro I miti ebraici, riassumendo scrive che Dio creò Lilith, la prima donna, non con la polvere pura della terra con la quale fece Adamo ma con sedimenti e sudiciume. Si deduce quindi che l’Adam androgino, prima di essere diviso, si accoppiò con un’entità di genere femminile che è anche un demone.

L’Essere sceglie di incarnarsi nell’androgino Adam ma desidera anche di rimanere disincarnato come Lilith, la sua caduta quindi non si completa rimanendo a metà. Interpretandone il significato si potrebbe dire che Lilith rappresenti il desiderio inespresso di Dio. Adam è la materia, Lilith è lo spirito, e si attraggono prepotentemente. Adam aspira allo spirito così come Lilith alla materia, entrambi aspirano a ciò che a loro manca. È questo desiderio l’origine della sofferenza.

Nel Talmud è scritto che Jahvé, il dio della guerra che faceva parte dell’antico pantheon di divinità adorate dagli ebrei ovvero gli Elohim, creò insieme Adamo e Lilith ma lei si rifiutò di sottomettersi ad Adamo anche sessualmente e così volò via dal Paradiso, svanendo. Adamo supplicò Jahvè di riportargliela, così Jahvè inviò tre angeli a cercarla: Senoi, Sensenoi e Samangloph, che la trovarono sulle rive del Mar Rosso mentre si accoppiava lascivamente con dei demoni e partoriva oltre cento figli al giorno chiamati lilim. Lilith si rifiutò di ritornare da Adamo e Jahvè le disse che, se non lo avesse fatto, avrebbe perso cento figli ogni giorno, ma lei rifiutò ancora e gli angeli provarono invano ad annegarla.

Infine le fu concesso di vivere a una condizione: non avrebbe ucciso o fatto del male ai bambini appena nati segnati con uno dei nomi degli angeli. Jahvè la diede in sposa a Samael (Satana) e Lilith divenne la persecutrice dei neonati non segnati. Ma Samael viene successivamente castrato così Lilith riprende ad accoppiarsi con gli uomini durante il loro sonno notturno.

Lilith e le tracce nella coscienza collettiva

In riferimento alla pericolosità di Lilith per le donne incinte e per i bambini, è bene citare la targa murale del XVII secolo a.C. ritrovata in Siria che rappresenta una sorta di esorcismo per tenere lontana Lilith dalle case dove abitava una donna incinta, proprio perché pericolosa per le donne in attesa e i bambini piccoli.

La ribellione di Lilith è raccontata nell’Alfabeto di Ben Sira (II secolo a.C.) che contiene due elenchi, uno in aramaico e uno in ebraico, di 22 proverbi satirici che trattano temi come l’incesto, l’autoerotismo. Nel racconto è scritto: «Ella disse 'Non starò sotto di te,' ed egli disse 'E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra’». Lilith, furiosa, pronunciò il proibito tetragramma Yahweh ‘yod he vav he’ che le diede il potere di volare, decise così di abbandonare l’Eden diretta sul Mar Rosso, simbolo della sua liberazione anche dalla mortalità, non avendo toccato l’Albero della conoscenza.

Lilith si ribella al tentativo di sopraffazione di Adam, non vuole sottomettersi perché si considera alla pari, letto in termini simbolici Adam è la materia che cerca di sottomettere ciò che è spirituale in virtù del fatto che ha un corpo, un peso. L’amore tra Adam e Lilith è imperfetto, tormentato, è l’amore dannato, è la sofferenza che nasce quando l’uomo desidera altro rispetto alla materia, spinto dal ricordo di ciò che era prima di cadere, è il desiderio dello spirito.

Lilith è il principio spirituale che considera se stesso pari a quello materiale e non vuole esserne sottomesso. L’androgino è in origine completo, rappresenta la psiche umana indivisa, integra, ma sente qualcosa che turba l’equilibrio, avverte la solitudine e vorrebbe compagnia. Ma, mentre la relazione tra Adamo ed Eva funziona perché armonica, non può esserci equilibrio tra Adamo e Lilith perché quest’ultima è anima senza corpo. Eva e Lilith rappresentano le due energie femminili: Eva è il femminino sacro che accoglie e contiene l’energia maschile, mentre Lilith è il femminile ribelle che desidera congiungersi col maschile ma non accetta di piegarsi alla materia.

La psiche conserva nell’inconscio queste due forze, ma mentre Eva è vivente nella coscienza collettiva, Lilith è stata rimossa, degradata a demone maledetto grazie al folklore ebraico-medievale e alla fallocrazia che, per un esigenza di controllo e di potere sul femminile, ha esaltato la passività di Eva; un’immagine di donna che, per il fatto di essere stata generata dal corpo di Adamo, deve esserne quindi sottomessa, obbediente, esclusa da ogni ruolo di potere, con una sessualità ridotta alla pura procreazione.

La figura di Lilith, invece, terrorizza perché la sua energia è incontrollabile e devastante, perciò viene riduttivamente ricondotta al lato cupo della femminilità, alla sessualità dirompente e trasgressiva, è la strega della notte, la donna-demone portatrice di sventure, la seduttrice che tenta e inganna Salomone sotto le vesti della regina di Saba e ne carpisce i segreti della magia per poi sparire. È la Luna Nera, invisibile, è la Nefti egiziana, che simboleggia le parti angoscianti della personalità che devono però emergere affinché non si soccomba alla loro forza distruttiva.

Ma Lilith rappresenta anche la tutela dell’indipendenza, dell’autonomia, dell’autodeterminazione, è il simbolo della ribellione all’autorità. Lilith è nella psiche sia degli uomini che delle donne e li spinge vigorosamente a divenire consapevoli del proprio potere personale. Non stupisce che Lilith sia stata utilizzata dal femminismo come archetipo della volontà di emancipazione della donna.

Nel corso dei secoli, il patriarcato ha esercitato il controllo sulla donna, cercando di reprimerne ogni tentativo di autodeterminazione, sia nella sua ricerca interiore che nel suo corpo, nell’essere padrona della sua sessualità. Ancor oggi, purtroppo, quando la donna, coraggiosamente e con fiducia in se stessa, si ribella ai modelli di pensiero imposti dalla società o dalla famiglia e cerca la propria autonomia intellettuale, fisica e comportamentale, viene appellata spesso come complicata, instabile, oppositiva.

La cultura patriarcale ha prodotto in maniera subdola una certa avversione o repulsione nei confronti delle donne con il conseguente tentativo di degradarle; è la misoginia che, in termini esoterici, è un atteggiamento che nasconde l’obiettivo di impedire all’uomo di realizzare il Rebis alchemico ovvero lo sposalizio sacro di Maschile e Femminile che permette l’unione con Dio. Il Rebis è infatti raffigurato come un Androgino a due teste.

Lilith è viva più che mai, è la spiritualità a cui bramano gli esseri umani per essere liberi, per davvero.