lunedì 28 marzo 2022

Intervista a Massimo Mauro - La via dei Tarocchi

 

Intervista a Massimo Mauro

La via dei Tarocchi

27 MARZO 2022, 
Massimo Mauro, scrittore, filosofo ed esperto conoscitore dei Tarocchi
Massimo Mauro, scrittore, filosofo ed esperto conoscitore dei Tarocchi

Per descrivere l’incontro con l’amico Massimo Mauro cito un aforisma di Paulo Coelho che calza a pennello: “Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prima ancora che i corpi si vedano”.

Massimo Mauro, scrittore, filosofo ed esperto conoscitore dei Tarocchi, nasce nel 1958 a Torino sotto il segno del Leone, eclettico e curioso, accumula esperienze lavorative che spaziano dal globetrotter al massaggiatore e maître, all’atletica come allenatore. Trasferisce il suo ricco bagaglio di esperienze nella scrittura. Il primo romanzo del 2013 Esistenze di vetro racconta di una vita che oscilla tra la ribellione verso lo status quo, la coscienza politica e l’amore contrastato, ambientato nell’Italia dagli anni Settanta sino all'alba del nuovo millennio.

Seguiranno altri romanzi: ProgressivamenteLe colonne d’Ercole della sensualitàLo spalloneFotosintesi clorofilliana.

Dal 2014 si trasferisce definitivamente in Spagna, sulla Costa Blanca, sposando Margarita nel 2017.

I Tarocchi sono 78 carte da gioco, suddivise in 22 Arcani maggiori (illustrano figure animali, umane e mitologiche) e 56 Arcani minori (suddivisi nei quattro semi, cioè le coppe, le spade, i bastoni e i denari) che risalgono presumibilmente al tardo medioevo nell’Italia settentrionale, anche se successivamente nel 1700 furono associati dal massone Antoine Court de Gabelin ai libri di Thot (il Dio egizio della Luna, della magia, della scrittura e della sapienza, della matematica e della geometria, poi associato al leggendario Ermete Trismegisto), facendoli risalire all’antico Egitto. Nell’800 poi l'occultista Eliphas Lévi indicò la loro origine nella Cabala ebraica.

L’interpretazione dei Tarocchi presuppone una conoscenza esoterica profonda e la consapevolezza che rappresentano uno strumento per comprendere il significato profondo del progetto divino che si cela dietro l’esperienza terrena, trascendendone i limiti per la realizzazione personale. I simboli raffigurati sono frutto della saggezza accumulata in migliaia di anni, sono degli archetipi che agiscono sempre potentemente nell’inconscio collettivo.

Come ti sei avvicinato all’esoterismo?

Fin da ragazzino ero affascinato dalla psiche, dalla psicologia, ho avuto la fortuna di avere a disposizione una biblioteca di famiglia molto nutrita e in seguito ho ampliato le mie conoscenze con studi sull’esoterismo e sui Tarocchi.

Vi sono tre libri per me fondamentali; il primo mi fu regalato da mio zio che sapeva della mia passione per la psicoanalisi, Introduzione allo studio della Psicoanalisi di Sigmund Freud, ricordo che quando lo lessi a 12 anni fu una vera scossa. Il padre della psicoanalisi per primo si avvicina al significato dei sogni e dei simboli, insieme a Carl Gustave Jung che studiò le discipline orientali, il misticismo, l’esoterismo, entrambi compresero che il simbolo rappresenta il linguaggio dell’inconscio.

Il secondo libro è stato Introduzione all’astrologia di Lisa Morpurgo, psicologa junghiana.

Il terzo libro è La via dei Tarocchi di Alejandro Jodorowsky che non è solo un cartomante ma un grande regista, poeta, scrittore, autore teatrale. Jodorowsky è cileno e vive a Parigi dai tempi della dittatura di Pinochet, ancora adesso, alla veneranda età di 90 anni, tutti i giovedì si siede nella brasserie sotto casa sua e fa i Tarocchi gratis a chi vuole. Si possono trovare i suoi video su Internet in spagnolo o francese e consiglio vivamente di approfondire la sua opera.

Penso che l’esoterismo rappresenti un percorso filosofico, scientifico, che facilita la conoscenza del mondo interiore fatto di recondite paure, di limitazioni ma anche di risorse. È un percorso che fa paura e spesso, durante un consulto con i Tarocchi, posso vedere nel viso del consultante il terrore che aleggia nella sua anima nel momento che viene messo a nudo.

Cosa rappresentano per te i Tarocchi?

Ti ringrazio per la domanda e rispondo riferendomi agli insegnamenti di Jodorowsky e della Morpurgo. La prima cosa che insegnano nell’usare il mezzo per la divinazione è di attingere alle conoscenze personali e di contattare l’energia universale che circola tra il consultante e chi esegue la divinazione. Quando feci il corso sui Tarocchi con la mia maestra, la signora Paola che ringrazierò sempre, ho imparato due passaggi fondamentali di questo antico rituale: innanzitutto bisogna accendere una candela bianca e lavare le mani, poi bisogna dimenticare quello che è successo prima di fare la lettura.

Per svuotare la mente vi sono delle tecniche esoteriche, mi ricordo che le prime volte che facevo i Tarocchi dopo stavo male. Ero come una spugna che assorbiva le frequenze disarmoniche, con l’esperienza ho imparato come schermarmi.

Rimanendo nell’ambito dei Tarocchi ‘onesti’ posso dire che non si può fare una divinazione se non hai un’anima pronta ad accogliere sia il positivo che il negativo, solo in questo modo puoi entrare in contatto con il consultante e questo presuppone un percorso individuale, lo studio dell’astrologia e di altre dottrine.

Per maneggiare i Tarocchi bisogna avere un’energia particolare?

Vorrei sfatare il mito del taroccaro guru che riesce a cambiare la vita delle persone, non è assolutamente così. Il percorso per arrivare a fare i Tarocchi seriamente è lungo e impegnativo. Purtroppo in Italia moltissimi si improvvisano esperti di divinazione per guadagno, approfittando della vulnerabilità delle persone che vivono un disagio, ma la divinazione non è una professione, è una passione. Nella società odierna possiamo constatare la fretta delle persone di conoscere il futuro e, dietro un compenso in denaro, vogliono le risposte che desiderano, non la verità. Non funziona così, io non faccio parte della schiera dei ciarlatani. Posso testimoniare però che ci sono stati momenti della mia vita in cui i Tarocchi mi hanno aiutato anche economicamente. Avrei potuto, lo giuro, far staccare assegni in bianco, bastava che rispondessi quello che la persona voleva sentirsi dire, ma non l’ho mai fatto. Interpellare l’oracolo significa accettare anche scomode verità.

Bisogna essere in una condizione di neutralità rispetto a quello che arriva dalla divinazione?

Certamente, l’incontro con l’altro è sacro ed è necessario porgersi in osservazione distaccata ma riverente nell’accogliere ciò che di ‘sottile’ giunge. Ricordo che sentivo qualcosa le prime volte che aprivo i Tarocchi, percepivo un’energia particolare che non so descrivere. È questa energia che circola tra me e la persona in consulto che facilita l’interpretazione delle carte. Serve una base tecnica come nella scrittura, nella pittura e nella musica, ma a questa bisogna aggiungere la passione, l’anima, altrimenti è impossibile interagire con la persona e offrire un responso veritiero.

Si può affermare che gli Arcani siano dei portali di accesso e siano necessarie delle chiavi interpretative?

Certamente, le chiavi interpretative derivano da una conoscenza profonda di ogni carta e delle loro combinazioni. Esistono vari tipi di Tarocchi e ognuno possiede un’energia particolare, nel corso degli anni ho ampliato la mia collezione, ne posseggo più di 100 paia, anche antichissimi, consacrati alla Luna con specifici rituali.

Molti si chiedono come mai costano così care le divinazioni, sfido chiunque che abbia una passione astrologica ad interpretare un tema natale, è difficilissimo, sono necessari decenni di studi e personalmente ho voluto integrare allo studio dei Tarocchi anche l’astrologia.

E un ottimo astrologo oltre che amico di una vita è Marco Capello, insieme abbiamo scritto il libro J.J.J. – Il viaggio: visione socio-astrologica e oltre del mitico club dei 27 anni, in cui cerchiamo di analizzare dal punto di vista astrologico la vita e la morte di famosi artisti come Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, deceduti tutti misteriosamente a 27 anni.

La stesura di questo libro ci ha impegnati moltissimo, abbiamo analizzato i temi natali di questi personaggi quasi percependone l’essenza, per conoscere la nostra interpretazione vi suggerisco di leggere il libro!

I Tarocchi più significativi sono il Matto e la Morte, puoi dirci qualcosa?

Ti ringrazio molto per la domanda perché sono i due Tarocchi più difficili da spiegare alle persone che fanno il consulto, soprattutto perché non hanno lo stesso significato del loro nome.

Il Matto è la carta numero zero perché rappresenta il caos primordiale, bisogna essere agnostici per vederla come la carta che indica l’origine di ogni cosa, viene interpretata a seconda dell’arcano con cui si combina ovviamente, ma è una carta fondamentalmente positiva, sono altre le carte che sembrano positive ma non lo sono.

La Morte non vuol dire propriamente morte fisica ma rinascita, indica la fine di una situazione e l’inizio di qualcosa di nuovo.

Nella tua lunga esperienza nella divinazione con i Tarocchi quali sono le domande più frequenti?

Come prevedibile sono la salute, l’amore e il lavoro. Ho imparato dalla mia maestra alcuni giochi di carte ‘esca’ per scoprire la personalità di chi ho dinanzi. Il 90 % delle persone che arriva in consulto ha un grosso problema, un disagio emotivo, è in un momento difficile. Inizialmente compio una esplorazione della persona, le faccio mettere le mani sul tavolo, cerco di guardarla negli occhi, ne percepisco lo stato d’animo, la ‘sento’. Sicuramente non parto di getto girando subito le carte, cerco di essere diplomatico nel comunicare il significato delle carte. Un esempio classico è la persona che interroga gli arcani sull’amore. Se esce il Matto e la combinazione con le altre carte indica chiaramente la fine della relazione, con onestà utilizzo frasi come “anche se sei ancora innamorato non funzionerà più, non avrà un proseguo, devi chiudere il ciclo”. Anche a me è capitata una situazione sentimentale del genere ma, avendo lavorato molto su me stesso, posso dire che l’esoterismo mi ha aiutato moltissimo a conoscermi, a essere consapevole delle mie difese e a superare la paura.

Riconosci nelle persone dei meccanismi che sono stati anche tuoi ma che hai elaborato e lasciato andare, riesci così a entrare ancor più in empatia.

Posso dire senza remore che a 40 anni mi son dovuto guardare dentro, ho scelto di fare percorsi sulla mia personalità proprio per avere degli strumenti per uscire dagli autosabotaggi, posso assicurare che è durissima perché il nemico più grande siamo noi stessi. Ricordo che una psicologa, durante il primo corso che feci, disse: “Se voi non riuscite a togliervi la cacca che avete accumulato dentro non riuscirete mai a uscire dal dolore”.

Ed è esattamente così. Capisco che in una società così individualista come la nostra è difficile iniziare il cammino interiore, guardare il dolore, le imperfezioni, ma è necessario per essere consapevole che certi comportamenti sono guidati da quel dolore antico che non è stato affrontato.

Il viaggio alchemico dentro sé stessi è duro ma necessario perché permette di uscire dalla “coazione a ripetere” che Freud descrisse bene, per non ripetere gli stessi errori all’infinito.

Devo dire che ho ricevuto tanto perché ho buttato tanto fuori. Questo processo che dura ormai da vent’anni, avendo superato i sessanta, mi ha condotto ad amare mia moglie come la amo, a creare amicizie con persone che prima non avrei proprio considerato, a conoscere un mondo che prima non conoscevo… a conoscere te, ad esempio, e sentire di conoscerti da millenni.

Quando ebbi la consapevolezza che era giunto il momento di scrivere, iniziai a farlo. Scrivere è un modo di guardare dentro noi stessi, attraverso i personaggi metti in campo il tuo subconscio, il tuo mondo immaginario. Non amo molto i film horror ma a volte li guardo perché mi interessa la personalità dell’assassino.

Nella maggioranza dei casi gli assassini sono persone dalla vita normalissima, che nascondono traumi irrisolti come il rifiuto di far l’amore della prima fidanzata, o una violenza sessuale subita.

Concludendo i Tarocchi sono uno strumento di autoconoscenza e di collegamento con i piani spirituali?

Esattamente, per me è così e lo sarà sempre. I Tarocchi sono come dei portali che ti conducono a degli stati di coscienza. È necessario promuovere l’umanesimo in questo mondo così materialista, cercare di far comprendere alle persone che la conoscenza di sé stessi è fondamentale per la presa di coscienza, dobbiamo gridarlo sempre più forte proprio perché nel mondo la maggior parte degli 8 miliardi di persone fanno esattamente quello che qualcun’altro gli dice di fare, delegando ad altri la responsabilità della propria vita.

È necessaria una presa di coscienza dell’essere umano su chi è veramente, e questa può avvenire unicamente solo se attua il celebre “conosci te stesso”, grazie all’arte divinatoria dei Tarocchi si può almeno provare a svelarne il mistero.

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Maria Burgarella
Nata a Trapani e laureata in Psicologia all’Università “La Sapienza” di Roma, è studiosa di Alchimia Trasmutativa, psicologia quantistica, tecniche a mediazione corporea. La passione per l’arte e la scrittura si integrano nel suo approccio olistico alla comprensione della Psiche.

lunedì 28 febbraio 2022

Il serpente, colui che risveglia la conoscenza. Simbolo della ciclicità della vita

 

Il serpente, colui che risveglia la conoscenza

Simbolo della ciclicità della vita

27 FEBBRAIO 2022, 
Il serpente, colui che risveglia la conoscenza e simbolo della ciclicità della vita
Il serpente, colui che risveglia la conoscenza e simbolo della ciclicità della vita

La via umida deriva dal nero, pesante e bianco ammasso nostro; i serpenti che strisciano nell’erba, invece, indicano che il pitone (Mercurio) è sulla via secca, perché questa è molto velenosa, ma quando avrà risalito diverse volte la montagna (l’alambicco per la distillazione), si trasformerà in fiore, quasi medicinale.

(Abraham Eleazar)

Uno degli archetipi che popolano l’inconscio collettivo dai tempi delle origini e presente nella mitologia, nella cosmogonia e nelle religioni di innumerevoli popoli è il serpente, colui che risveglia la conoscenza e simbolo della ciclicità della vita. L’uomo è affascinato da ciò che lo impaurisce, vuole svelarne il mistero, intuisce il potere nascosto in ciò che teme, desidera conoscerlo superando la paura. E il serpente è colui che possiede la conoscenza, connesso profondamente alla terra e alla natura, si muove ed emerge sinuosamente da essa, striscia tra le radici, nel sottosuolo si rintana, nuota nelle paludi, è uno dei simboli della Grande Madre raffigurata anche con le serpentine che rimandano all’acqua, che assicura la vita ma che può con la sua forza prorompente distruggere ciò che incontra lungo il suo scorrere.

Il suo vivere è un cerchio di luce e tenebre.

Questo animale ha delle caratteristiche particolari che lo rendono una creatura leggendaria con poteri sovrannaturali: il suo veleno, come alcune piante e funghi, ha il potere sia di avvelenare che di guarire e condurre a stati di coscienza ampliata, per gli alchimisti è associato all’elisir di lunga vita.

Il serpente, inoltre, ha la capacità di autorigenerarsi, di cambiar pelle in un solo passo, diversamente da altri animali, allo scopo di migliorarne il movimento. Per questa sua caratteristica simboleggia la rigenerazione, il rinnovamento.

Spesso il serpente è associato al drago che nell’atto di sputare fuoco purifica ciò che brucia, una funzione taumaturgica che possiedono entrambi.

Il drago è presente in svariate culture, dal Níðhöggr norreno che è una creatura malefica, al drago cinese che simboleggia lo yang, lo spirito fecondo e creatore, maschile, il Logos ovvero il Tao, la regola cosmica secondo la tradizione cinese.

Nell’antica Mesoamerica popolata dagli Aztechi, dai Toltechi e dai Maya, la divinità più importante è il dio serpente piumato con ali da drago Quetzalcoatl, dal naunatl serpente divino.

Nel racconto biblico di Adamo ed Eva il serpente è una creatura ingannatrice che consiglia ciò che Dio ha vietato, promettendo la conoscenza proibita, rappresenta originariamente la saggezza.

Ora il serpente era il più astuto di tutte le fiere dei campi che il Signore Dio aveva fatto.

(Genesi 3,1)

Nell’Apocalisse di Giovanni è implicita l’identificazione del serpente con Satana, il tentatore che intende viziare e orientare il libero arbitrio dell’uomo a cui però spetta di operare sempre la scelta.

Nell’Esodo il bastone di Mosè si trasforma nel serpente arcaico Nehushtan, raffigurato come un serpente di rame attorcigliato ad un palo e usato per guarire ingiurie.

Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l'asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita.

(Numeri 21,9)

In una immagine del Codice di Flamel è raffigurato un serpente di ferro che Mosè inchioda alla croce perché tutto il popolo lo veda e possa guarire dai propri mali, è il potente re della natura, il balsamo salino che guarisce il mondo.

Rimanendo nella simbologia cristiana, il serpente era associato all’iniziazione ai Misteri della legge mosaica, alla chiaroveggenza che permette l’ingresso ai mondi spirituali. Lo stesso Giovanni Battista chiamava vipere gli iniziati, così come la venuta di Gesù Cristo simboleggiava che l'iniziazione sarebbe divenuta accessibile a tutti, come affermò Nicodemo: “E come Mosè innalzò il serpente, così pure fa d'uopo che sia innalzato il Figliuolo dell'uomo”.

Un simbolo molto antico è l’Uroboro o Ouroboros (in lingua copta Ouro significa re mentre ob in ebraico significa serpente), il serpente o drago che si mangia la coda a rappresentare la ciclicità del tempo, l'unità, la totalità del mondo, l'infinito, l'eternità, il tempo ciclico, l'eterno ritorno, l'immortalità e la perfezione.

L’immagine più antica dell’Uroboro si trova nel trattato La Chrysopoeia (che significa ‘fare oro’) scritto da una alchimista chiamata Cleopatra, vissuta ad Alessandria d’Egitto nel tardo IV secolo d.C. e raffigurato metà bianco e metà rosso, con all’interno una dicitura traducibile come ‘Tutto è Uno’.

Nella tradizione alchemica l'Uroboro è un simbolo che rappresenta il processo alchemico, il ciclico susseguirsi di distillazioni e condensazioni necessarie a purificare e portare a perfezione la ‘Materia Prima’ definita dagli alchimisti come la massa oscura derivante dalla caduta di Adamo e di Lucifero. Sublimare tale massa e trasformarla nel lapis significa per gli alchimisti riportare la Creazione caduta in disgrazia al suo stato paradisiaco originario.

Ma la Materia Prima deve essere prima destrutturata, divisa, atomizzata, per questo motivo l'uroboro alchemico è il risultato della fusione di due serpenti; il superiore, alato, volatile, è lo spirito universale del mondo che dona la vita e uccide, il tutto e il nulla, mentre il serpente in basso rappresenta il residuo fisso, la materia, la terra. La loro unione genera l’Uroboro raffigurato con zampe e corona, a simboleggiare la pietra filosofale, la quintessenza che si trova solo nel superiore cielo di fuoco divino.

L’alchimista opera la conversione dei 4 elementi, aria, acqua, terra e fuoco che sono lo spettro di tutte le possibilità terrene per portare sulla terra il 5 elemento attraverso le rotazioni degli elementi e l’unione di ciò che è in alto con ciò che è in basso. Tra fuoco e acqua si forma l’eterno lapis che è la copia celeste dell’oro terreno.

Le rotazioni degli elementi di cui gli alchimisti possedevano già la conoscenza, sono chiamati dalla fisica spin o movimenti angolari, come scrive l’astrofisica Giuliana Conforto in un estratto dal suo articolo “Il risveglio e la rivelazione dell’intelligenza organica”: “Moti celebrati dalle danze Sufi, moti la cui coerenza è oggi misurata dalla Risonanza Magnetica Nucleare (RMN).

Nella tradizione tantrica i due serpenti simboleggiano l’energia cosmica e in una raffigurazione di Bosohli si intrecciano attorno a un lingam (fallo) invisibile. La manifestazione di questa energia universale è chiamata in lingua indiana kundalini, il flusso vitale che risale dal primo chakra - Muladhara - lungo la colonna vertebrale attraverso l’impalpabile canale centrale Susumna fino al centro del cervello. Due serpenti si attorcigliano attorno al canale, a sinistra vi è Ida – canale lunare, mentre a destra si trova il canale solare – Pingala.

I tre canali si congiungono all’altezza delle sopracciglia, sede del terzo occhio, la ghiandola pineale o ‘occhio di Shiva’, nella tradizione induista descritto come l’organo della visione spirituale.

La kundalini è illustrata come un serpente dormiente e attorcigliato su se stesso che, se risvegliato, inizia a stendersi lungo la colonna vertebrale che viene chiamata in India ‘la verga di Brahma’. Essa è una energia connessa al sesso, all’occulto, che contiene in sé gli opposti, la letalità e la rigenerazione.

È quell’energia cosmica, misteriosa e potente che Carl Gustave Jung associò all’energia psichica libido: “Il serpente rappresenta la libido che si introverte. Attraverso l'introversione si viene fecondati da Dio, ispirati, ri-procreati e rigenerati”.

Nel Dialogo tra un’anima illuminata e un’anima non illuminata di Jacob Bohme troviamo scritto:

Alla povera anima che vuole allontanarsi da Dio, il diavolo presenta la propria immagine come ciclo della natura, e precisamente sotto forma di serpente: la ruota di fuoco dell’essenza. Egli dice: ‘Tu sei come il mercurio igneo, e a quest’arte rivolgi la tua brama. Ma dovrai mangiare di un certo frutto, in cui i quattro elementi vogliono ognuno dominare l’altro e, quindi, si combattono.’ Dopo che l’anima ne avrà mangiato, Vulcano accenderà la ruota di fuoco dell’essenza, e nell’anima si risveglieranno tutte le qualità della natura, compresi piaceri e brama.

E serpenti adornano il viso di Medusa, una delle tre Gorgoni e l’unica che non ha l’immortalità, ma tutte con il potere di pietrificare chi incrociava il loro sguardo. Da donna bellissima venne trasformata in mostro da Atena che, invidiosa della sua bellezza, la punì per aver giaciuto con Poseidone. Venne decapitata da Perseo e dal suo sangue nacquero Pegaso, il cavallo alato capace di generare sorgenti con gli zoccoli, e il gigante armato di una spada d’oro Crisaore, i figli che Medusa aspettava da Poseidone.

Secondo alcune versioni dalla ferita nacque anche l’anfesibena, il serpente a due teste, quella nell’estremità superiore del corpo viene raffigurata d’oro o d’argento, mentre quella inferiore è nera, a simboleggiare la vittoria del Bene sul Male. È anche dotato di occhi lucenti come fari. Dante cita questa creatura nel canto 24 dell’Inferno. Medusa e Perseo, così come le numerose figure mitologiche, sono delle istanze psichiche, la prima rimanda agli schemi limitanti, alla pietrificazione dei limiti che bloccano l’evoluzione psichica e spirituale mentre la seconda è simbolo della rottura di tali schemi, del rinnovamento interiore.

Nella religione egizia il serpente ha un significato molto importante, nei copricapi indossati dai faraoni è raffigurato un cobra d’oro eretto che conferiva supremazia e magnificenza.

Nella civiltà minoica la ‘Dea dei Serpenti’ è spesso vista come la Dea Madre cretese, divinità femminile venerata da almeno il 3000 a.C. fino al 1200 a.C. legata alla fertilità, alla vita e alla morte. La statuetta che la raffigura ha un abito a falde con un corpetto che le lascia scoperti i seni, tipico delle sacerdotesse. Le mani stringono due serpenti a simboleggiare il potere di accedere al mondo ctonio ovvero collegato al culto delle forze sotterranee e degli inferi. Inoltre, sulla sua testa siede un gatto, animale connesso alla Luna, al femminile, con capacità sensitive straordinarie quali udito e olfatto sopraffini. Il gatto è in grado di vedere al buio e di captare le energie negative dell’ambiente e di catalizzarle su di sé, trasmutandole in armonia e benessere, per tutti questi motivi è chiamato dai monaci zen colui che ‘mostra la Via’.

Il serpente, quindi, rappresenta la guarigione come liberazione dagli stati oscuri sia fisici che spirituali conseguenti alla connessione con il Divino.

La conoscenza si erge come il serpente dal basso, dall’oscurità di ciò che non è malvagio ma semplicemente non-conosciuto, all’alto della luce della conoscenza. Come il passaggio dalla vita alla morte, dal sonno al risveglio, la sua muta richiama la trasmigrazione dell’anima, il cambiamento di stato che è anche la morte iniziatica ossia la profonda consapevolezza che conduce alla rinascita spirituale.

Il contatto con il serpente che giace nel profondo di ognuno è il primo passo del viaggio dell’anima in questa dimensione terrena, ascoltarlo, percepire la sua potente energia significa accogliere la saggezza della terra e rievocare il ricordo sopito e il ricongiungimento con la Sorgente, origine del Tutto.

E proprio il morso del serpente segna il passaggio, il risveglio dal sonno coscienziale.

Concludo con una leggenda siciliana che ha come protagonista un gigantesco serpente detto ‘biddrina’ che vive nascosto nelle fonti o nelle paludi e attira con lo sguardo coloro i quali si avventurano in quei luoghi. L’evocazione di tale essere mostruoso spaventava i bambini che così evitavano di andare a fare il bagno in questi luoghi col rischio di annegare.

Ma è risaputo che siamo attratti da ciò che temiamo…

Scuote l'anima mia Eros
come vento sul monte
che irrompe entro le querce
e scioglie le membra e le agita,
dolce, amaro, indomabile serpente.

(Saffo)

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Maria Burgarella
Nata a Trapani e laureata in Psicologia all’Università “La Sapienza” di Roma, è studiosa di Alchimia Trasmutativa, psicologia quantistica, tecniche a mediazione corporea. La passione per l’arte e la scrittura si integrano nel suo approccio olistico alla comprensione della Psiche.

martedì 28 dicembre 2021

Cyberpunk e arte contemporanea. Incontro con Jessica Licari @darkviola.art

 

Cyberpunk e arte contemporanea

Incontro con Jessica Licari

27 DICEMBRE 2021, 
La Sotheby’s “virtuale” nel metaverso NFT
La Sotheby’s “virtuale” nel metaverso NFT

Vi sarà capitato probabilmente di vedere una delle tante versioni cinematografiche del romanzo di Mary Shelley Frankenstein, pubblicato nel 1818, e di essere stati affascinati e terrorizzati dal mostro e dal suo creatore che, seppur mosso da buone intenzioni, non riesce più a controllare la sua creatura. Ebbene, questo romanzo viene considerato il precursore del cyberpunk, una corrente della fantascienza che ha influenzato l’arte dei nuovi media sia a livello concettuale che estetico, le cui pratiche più attuali si sono sviluppate attorno ai concetti espressi nel cyberpunk, dall’esplorazione del corpo come interfaccia tecnologica all’uso delle tecnologie virtuali.

Shelley introduce l’idea della mostruosità e della paura del diverso, incarnando nella creatura artificiale i pregiudizi dell’umanità, ma anche l’idea del rischio di disumanizzazione degli individui per mezzo della tecnologia.

Altri precursori del genere di fantascienza sono Jules Verne e H.G. Wells. Quest’ultimo ha introdotto nelle sue opere diversi temi divenuti dei classici del genere: i viaggi nel tempo, l’annientamento del mondo e la lotta tra umani e alieni. Ricordiamo La macchina del tempo del 1895 e La guerra dei mondi del 1898. Wells esprime una profonda preoccupazione verso la degenerazione culturale e il potenziale potere distruttivo dello sviluppo tecnologico. Già nelle prime pagine de La guerra dei mondi l’autore traccia l’immagine di un’Inghilterra vittoriana basata sull’egocentrismo, sul declino della cultura imperiale e sull’erosione delle sue certezze.

La prima definizione di fantascienza è stata formulata dall’ editore della rivista Amazing Stories, Hugo Gernsback, con queste parole: “Per ‘scientifiction’ intendo il tipo di storie di Jules Verne, H.G. Wells e Edgar Allan Poe – un romanzo affascinante mischiato con fatti scientifici e una visione profetica. Le nuove invenzioni descritte per noi dalla scientifiction di oggi non sono affatto impossibili da realizzare domani”. Dal termine scientifiction deriva l’odierno science fiction, spesso abbreviato in Sci-Fi.

Parliamo di cyberpunk con l’artista Jessica Licari, mia nipote, laureatasi recentemente in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti ‘Mario Sironi’ di Sassari, con una tesi premiata con 110 e lode intitolata Cyberpunk e l’arte dei nuovi media, in cui analizza l’impatto del cyberpunk nell’arte contemporanea.

Jessica quando nasce il cyberpunk?

Il cyberpunk nasce verso la fine degli anni Settanta, quando la sottocultura punk insegnava una nuova dimensione della realtà attraverso rappresentazioni trasgressive, musica dal ritmo veloce e ricca di informazione, e quando gli autori della fantascienza erano diretti più verso un viaggio interiore piuttosto che un viaggio spaziale.

Tra i precursori, oltre le tematiche della sottocultura punk e della cibernetica, vi sono il romanzo poliziesco e il cinema noir caratterizzato da: l’uso del prologo, l’ambientazione urbana, la nebbia e la pioggia usate per creare un’atmosfera piena di mistero.

Per molti ricercatori e critici del genere, il cyberpunk è stato visto come una rappresentazione di un nuovo mondo postmoderno. I romanzi cyberpunk possano essere letti come una sorta di teoria sociale che può dirci come sarà il futuro prossimo, dove le nostre vite vengono in continuazione trasformate e ridefinite dalla tecnologia. In generale, il cyberpunk è costruito attorno alla questione dell'impatto della tecnologia sulla natura dell'esistenza umana, in particolare attraverso le reti di computer, la realtà virtuale e la biotecnologia. Questo tema, anticipato da Dick nel suo romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, è rafforzato dall'interazione degli umani con intelligenze artificiali, androidi, cyborg, corpi simulati dal computer, mutanti e cloni, e da lì la ricerca degli autori si concentra su ciò che distingue il naturale dall'artificiale. Nel cyberpunk i limiti tra l'umano, la sua rappresentazione tramite l’uso di software, la ricostruzione dell’umano e le macchine umane sono molto difficili da distinguere.

L’autore più importante è William Gibson, di cui è fondamentale il suo romanzo del 1984 Neuromante, che introduce il concetto di cyberspazio, una tecnologia virtuale più avanzata dell’odierna realtà virtuale, ipotizzando la possibilità di una diretta connessione neurale tra il cervello umano e il computer, attraverso delle prese situate dietro il collo che possono ricevere dei chip e dare così accesso alla memoria digitale. Una volta effettuata la connessione, i corpi e le menti umane non solo sono in grado entrare in una relazione personale con il computer, ma sono anche in grado di accedere alla realtà virtuale per eccellenza, il cyberspazio, e di interagire con altri corpi e menti nella costruzione di interi nuovi mondi a partire dai dati. Il cyberspazio, però, non è una realtà virtuale: è una ‘allucinazione consensuale’, un’esperienza governata dal computer e a volte fatale che esiste all’interno della mente umana.

Cosa rappresenta l’unione tra cyber e punk?

Premetto che il cyberpunk è stata una corrente degli anni Ottanta le cui radici non sono puramente letterarie. La parola stessa, cyberpunk, è composta dalla parola cyber che si riferisce alla scienza e in particolare alla cibernetica, e dalla parola punk che si riferisce alla sottocultura musicale. Il cyberpunk ha manipolato l’ambiguità della teoria cibernetica, utilizzando termini popolari e associandoli al punk, una sottocultura che minava tutti i valori precedentemente accettati, un autostupefacente e automutilante rifiuto di dare dignità o fiducia a tutto ciò che ha determinato il mondo attuale.

La letteratura cyberpunk riesce a catturare lo status provvisorio di tutte le definizioni di valore, razionalismo e verità, rifiutando radicalmente l’ethos stabilito. Unisce il razionale con l’irrazionale, il nuovo con il vecchio, la mente con il corpo, integrando le strutture efficienti dell’alta tecnologia con l’anarchia delle sottoculture urbane, il sovrapporsi di mondi che erano formalmente separati: il regno dell’high-tech e il moderno pop underground, mescolando dunque l’high-tech e bassifondi, città globalizzate, multinazionali, saturazione informatica e personaggi principali provenienti da una classe inferiore precaria che si nascondono da qualunque autorità organizzata.

Viviamo l’era della cibernetica, della comunicazione e del controllo, ma qual è l’idea centrale della cibernetica?

La parola cibernetica è stata coniata nel 1948 dal matematico Norbert Wiener che intende per cibernetica l’idea che se il corpo umano può essere concepito come una macchina allora è anche possibile progettare macchine che simulano l’essere umano. La macchina così progettata è un organismo cibernetico, un contratto tecnologico che replica il corpo umano sulla base della comprensione delle somiglianze tra macchine e organismi viventi.

In che modo il cyberpunk ha influenzato l’arte contemporanea?

È impossibile capirne l’impatto senza far riferimento alla sua espressione visiva attraverso il cinema. Blade Runner del 1982 rappresenta un classico del genere di cinema cyberpunk caratterizzato da: la relazione con le tecnologie virtuali, la commistione tra tecnologia e mitologia, l'idea del corpo, genere e sessualità, la città, il gotico e il sinistro, ma anche riferimenti alla politica e alla società. Inoltre, nel cyberpunk, il senso della memoria sembra avere una forma sintetica in continua evoluzione. I ricordi sono immagini che non vengono generate dall'esperienza personale, ma dal flusso continuo di informazioni che si impiantano nei cervelli dei protagonisti. Un esempio è il romanzo di William Gibson da cui è stato tratto il film Johnny Mnemonic dove Johnny è un trafficante di dati che ha subito un intervento chirurgico cybernetico per farsi impiantare nella testa un sistema di archiviazione dati, dove poter conservare i dati digitali troppo sensibili a rischio di trasmissione sulle reti informatiche. Per mantenere al sicuro il carico, i dati sono bloccati da una password nota solo al destinatario previsto da Johnny, visto che egli entra in una sorta di trance durante il trasferimento dei dati, rendendolo ignaro dei contenuti che trasmette e impossibilitato a recuperarli.

I film del decennio generalmente considerati capolavori del cyberpunk includono il film Ghost in the Shell diretto da Mamoru Oshii del 1995 (dove il corpo è presentato come un qualcosa da trascendere, una tappa nella trasmigrazione delle anime) e Matrix delle sorelle Wachowski del 1999, dove il mondo apparentemente reale in cui viviamo è in realtà un mondo simulato.

Le visioni di questi ed altri autori cyberpunk si sono tradotte in sviluppo tecnologico, opere d'arte, cinema, design, moda, videogiochi e reti di comunicazione, e tutte queste componenti insieme sintetizzano un'estetica contemporanea.

La figura del cyborg, ovvero organismo cibernetico, racchiude in sé molte ansie contemporanee sull’incontro tra il naturale e l’artificiale, e riguardo l’idea che non ci siano chiare distinzioni tra l’umano e il non umano, il biologico e il tecnologico, l’originale e la copia. Il cyborg è praticamente un umano migliorato, idealmente capace di sopravvivere in mondi extraterrestri.

Un esempio di cybernetic body art sono le performance di Stelarc che dal 1968 al 1970 costruì una serie di tribune chiamate Sensory Compartments, fabbricando degli elmi con occhiali che dividevano la visione binoculare di chi li indossava, immergendolo in un mondo di immagini sovrapposte, dove l’utente veniva assaltato dalle luci, dal movimento e dal suono. Le performance di Stelarc sono cyberpunk allo stato puro dove la distinzione tra controllore e controllato sfuma, in una estensione simultanea del sistema ad alta tecnologia e di lui stesso come estensione di quest’ultimo.

Dagli anni Novanta diversi artisti hanno creato installazioni artistiche utilizzando la ‘realtà virtuale’, che è simile al Metaverso descritto da Neal Stephenson, il più importante scrittore post-cyberpunk. Le generazioni odierne sono abituate agli ambienti virtuali tridimensionali, attraverso la larga diffusione di videogiochi come World of Warcraft o League of Legends. Le nuove tecnologie di realtà virtuale sono sperimentate in campo artistico in quella che viene definita come ‘arte interattiva’.

Inoltre, sempre negli anni Novanta, sono nate l’Arte Biotelematica, in cui il processo biologico è connesso alle reti digitali, e la Bio Art basata sull’uso di tecniche di ingegneria genetica al fine di creare organismi viventi unici.

Più recentemente, il cyberpunk ha influenzato anche la crypto arte e gli NFT, di cui si è sentito parlare molto ultimamente. Giusto per fare un paio d’esempi: il progetto CryptoPunks del 2017, considerato l’inizio del movimento della crypto arte, si rifà non solo all’estetica punk ma anche a quella cyberpunk, e la famosa casa d’asta Sotheby’s ha inaugurato una nuova sede proprio nel metaverso NFT.

Quali sono gli effetti della cybercultura nella società odierna?

Nel cyberpunk i personaggi hanno la possibilità di poter modificare il proprio aspetto a piacimento, oltre agli impianti cibernetici, anche attraverso la chirurgia estetica. Come avviene con le app di bellezza capaci di modificare il proprio aspetto sia nelle fotografie che nei video, utilizzando dei filtri, dilagano sui social selfie che non rispecchiano la realtà fisica.

I sistemi digitali hanno permesso la creazione di esempi di bellezza postumani, si possono modificare i tratti del volto e del corpo con software di grafica. Addirittura, è stato quantificato e inserito in uno schema facciale computerizzato il ‘volto perfetto’, confrontando il volto di un paziente con lo schema i dottori possono determinare i tratti che occorre correggere.

Il primo essere umano considerato il primo cyborg è Neil Harbisson, un artista che ha alterato sia il suo corpo che il suo modo di percepire grazie all’antenna impiantata nel suo cranio. L’eyeborg gli permette di sentire le immagini e dipingere i suoni, è abilitato al Bluetooth per cui può connettersi a Internet e ai dispositivi vicini.

In conclusione abbiamo compreso l’importanza del cyberpunk nella creazione della cultura contemporanea e nelle pratiche artistiche dei nuovi media, ma che effetto ha avuto sulla psiche collettiva?

Nel 2021, l’idea del cyberspazio di William Gibson potrebbe non sorprendere dal momento che, senza il bisogno di impianti neurali, siamo riusciti ad essere perennemente connessi ad internet tramite gli smartphone e altri dispositivi elettronici. Viviamo iperconnessi in un’epoca in cui la costruzione dell’identità e della realtà, così come la comunicazione digitale, la fruizione di diversi contenuti multimediali e la pratica artistica, avvengono attraverso l’uso della tecnologia. Anche se Internet è molto diverso dal cyberspazio, "l’allucinazione consensuale" la visitiamo ogni giorno.

Gli artisti cercano di rappresentare la condizione umana in un mondo saturo di tecnologie cibernetiche che non solo minano le precedenti categorie etiche ed estetiche, ma fanno anche crollare la distanza tra il senso dell'esistenza sociale reale e la speculazione fantascientifica. I protagonisti dei romanzi del cyberspazio lavorano tutti per restituire valore e significato alle loro vite. Gibson ha predetto sia gran parte della tecnologia che usiamo tutti i giorni, ma anche quanto essa possa essere dannosa ed isolante per la mente umana.

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Maria Burgarella
Nata a Trapani e laureata in Psicologia all’Università “La Sapienza” di Roma, è studiosa di Alchimia Trasmutativa, psicologia quantistica, tecniche a mediazione corporea. La passione per l’arte e la scrittura si integrano nel suo approccio olistico alla comprensione della Psiche.